Nicotera, il sindaco-infermiere che lotta contro il coronavirus – Video

Pino Marasco divide la sua giornata tra il Comune e il reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Vibo: «Ho iniziato nel 1993 con l’Aids, supereremo anche questa»
Pino Marasco divide la sua giornata tra il Comune e il reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Vibo: «Ho iniziato nel 1993 con l’Aids, supereremo anche questa»
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Il sindaco-infermiere Pino Marasco
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«Faccio il sindaco con lo stesso spirito e la stessa passione con cui svolgo il mio lavoro da infermiere». Così Pino Marasco infermiere di professione, sindaco per passione. Eletto nel 2019 alla guida di Nicotera, non hai mai smesso di lavorare nel reparto di Malattie infettive dello Jazzolino di Vibo Valentia che oggi più che mai richiede il suo impegno.

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La mattina lavora in reparto, il pomeriggio esegue i tamponi, seguendo le indicazioni dell’ufficio prevenzione dell’Asp che ha esteso i controlli anche a coloro i quali sono venuti in contatto con pazienti risultati positivi. Incontriamo il primo cittadino durante uno dei tanti controlli. Raggiunge l’abitazione di un giovane di San Calogero che ha denunciato di avere  lavorato con il figlio di un paziente Covid. Non ha alcun sintomo, ma ciò non esclude il possibile contagio.

Nell’auto medica, oltre all’occorrente per il tampone, ci sono i dispositivi di protezione, dai calzari ai guanti, dal camice alla maschera. Il sindaco infermiere svolge le operazioni in modo celere e sicuro. Tra 48 ore arriverà il risultato dell’esame. Tampone a cui lo stesso si è dovuto sottoporre dopo il contagio di un dipendente comunale.

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E non è stato semplice neppure per lui, abituato a stare a stretto contatto con malattie virali, attendere il responso, che ha dato esito negativo.Il giorno seguente il sindaco si è presentato nel suo Comune. Ha messo da parte la fascia da primo cittadino e ha indossato i panni dell’infermiere eseguendo sui suoi dipendenti i tamponi. Tutti fortunatamente negativi. Uno scatto fotografico, diventato virale, ha immortalato quei momenti che racchiudono l’impegno e la dedizione di un uomo in prima linea nella lotta al coronavirus.

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«Oggi – ammette – mi sento più infermiere che sindaco, anche se non ho mai trascurato i miei cittadini e i loro bisogni. Ho iniziato a lavorare nel 1993, durante l’emergenza Aids. Poi è stata la volta della sars, dell’influenza aviaria. Abbiamo affrontato e superato tantissime epidemie. Supereremo anche questa, ma ci vorrà del tempo».

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