Fabrizia e coronavirus: la minoranza consiliare per lo screening di massa

Critiche all’amministrazione comunale per la gestione dell’emergenza. I casi in paese rimangono 16
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Uno scorcio di Fabrizia (foto Raffaele)

A Fabrizia aumentano i contagi, quindi rispettiamo le norme. Facciamolo per le tante persone morte in Italia per tutte quelle che soffrono in questo momento, nel rispetto di chi lavora col cuore. Pensiamoci se vale la pena sacrificarsi un paio di mesi per avere la vita davanti. Ma il punto è che la troppa gente che ancora gira indisturbata, senza dispositivi di protezione, incontra di nascosto altre persone e non ha capito che mette in pericolo la sua salute e quella degli altri”. E’ quanto afferma in una nota il gruppo consigliare di minoranza “Ramoscello d’Ulivo per Fabrizia”.

“L’avvertimento – spiegano – è importante anche a Fabrizia dove, malgrado i controlli delle forze dell’ordine e della Protezione civile ai quali va il più vivo ringraziamento, c’è ancora chi in modo indisciplinato viola le norme emanate nel contrasto al Covid-19. Si deve capire che atteggiamenti sbagliati rischiano di vanificare i tanti sacrifici fatti finora da quanti seguono le regole restando chiusi in casa. I decreti non bastano, questa battaglia si vince con il contributo prima delle istituzioni e poi di ogni cittadino, sapendo che al momento il distanziamento sociale è l’unica arma a disposizione contro il virus. Fabrizia vive momenti drammatici avendo il triste primato in provincia di Vibo Valentia del primo morto per coronavirus e di un numero elevato di contagi in rapporto alla popolazione residente. Ai parenti del primo deceduto e degli altri scomparsi negli ultimi giorni va il cordoglio della comunità. Ai contagiati e asintomatici tutto il bene di pronta guarigione.

In questo periodo la morte è più crudele perché le distanze sociali impediscono a parenti ed amici di tributare l’ultimo saluto nella profonda tristezza del commiato. C’è voluto, però, il terribile virus per mostrarci quel che tutti avevamo sotto gli occhi ma non vedevamo, e cioè che in questa lunga tragedia collettiva sarebbe stato opportuno per tutti, principalmente le istituzioni locali, stemperare e non certo alimentare, né tantomeno giustificare condotte potenzialmente deleterie per la comunità fabriziese. Stiamo vivendo una difficile condizione sociale e non è certo questo il momento di far partire una caccia all’untore. Era e rimane compito essenziale dell’autorità sanitaria comunale esporsi in prima persona evitando di affidarsi soltanto all’abuso “Ego social comunicativo” che l’ha spinta a compiere grossi scivoloni e rocambolesche retromarce dalle scuse molto imbarazzanti.

Ad oggi, lo scenario amministrativo indicato per fronteggiare l’emergenza è stato debole, confuso e superficiale, privo di guida autorevole e di responsabile controllo del territorio nella corretta applicazione delle norme statali, regionali e amministrative. La macchina organizzativa comunale ha mostrato limiti vistosi per l’assenza di direttive chiare, precise e ben definite all’altezza che la crisi in atto richiede. Allo stesso tempo, lo scoppio pandemico e il rientro dei nostri compaesani dal nord dovevano essere gestiti dal Comune con la prudenza necessaria ad evitare contrapposizioni sociali tra cittadini della stessa comunità, senza colpevolizzare nessuno in una caccia al nordista, portatore di contagio, da mettere alla pubblica gogna. Le lacerazioni indotte hanno determinato profonde ferite sociali difficili da rimarginare nel breve periodo, con l’auspicio che la spirale perversa sia subito interrotta. Non possiamo farci contagiare dal virus, dalla rabbia o peggio ancora dall’odio.

In particolare, ciò che bisognava e bisogna fare, a partire dal sindaco, è cercare di far stemperare, e non certo alimentare né tantomeno giustificare, comportamenti divisivi perché in questa guerra nessuno si salva da solo essendo tutti sulla stessa barca. Nell’immediato, è bene prendere atto, che la prosecuzione nella gestione della crisi, visti i contagi in aumento giorno dopo giorno, va governata con presenza costante sul campo affiancata dalla convocazione del Coc. Con la necessaria risolutezza e determinazione e allo stesso tempo circospezione e riservatezza, perché alla sua trasversalità sociale nessuno può chiamarsi fuori o ritenersi immune.

Sarebbe opportuno a questo punto che tutte le autorità interessate al contrasto dell’emergenza, presidente della Regione Calabria, prefetto di Vibo Valentia, sindaco di Fabrizia e Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia, valutassero congiuntamente l’opportunità di uno screening di massa di tutti gli abitanti del comune di Fabrizia, per l’individuazione di eventuali soggetti asintomatici. Ultima annotazione, il Comune è stato destinatario di un finanziamento governativo di circa 21.500,00 euro, da finalizzare a misure di aiuto alle categorie sociali più deboli, svantaggiate e bisognose. Pur nella flessibilità e discrezionalità che l’amministrazione può esercitare, è auspicabile che l’erogazione avvenga nella massima trasparenza e con criteri oggettivi, al netto di tentazioni clientelari od elettoralistiche che certamente in questo particolare momento non deporrebbero bene”.
Ricordiamo che a Fabrizia sono in totale 16 le persone positive al coronavirus, tre delle quali ricoverate in ospedale. Di Fabrizia era anche la prima persona deceduta in provincia di Vibo Valentia. Si tratta di un falegname di 62 anni morto nella notte del 26 marzo scorso all’ospedale di Vibo.

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