sabato,Maggio 8 2021

Il Consiglio comunale di Joppolo cambia sede, Ventrice: «Scelta illegittima»

L’ex amministratore scrive al sindaco per far notare gli errori della delibera sull’argomento. Chiesto un immediato e risolutivo intervento da parte del prefetto

Il Consiglio comunale di Joppolo cambia sede, Ventrice: «Scelta illegittima»

E’ indirizzata al sindaco di Joppolo, Carmelo Mazza, e per conoscenza al prefetto di Vibo Valentia, Francesco Zito, una missiva dell’ex vicesindaco Guido Ventrice.La sua giunta, sindaco, ancora per qualche tempo in vita per proroga di legge prima di esalare l’ultimo respiro politico-amministrativo per restituire agli elettori il mandato, svolto comunque con inefficienza e inconcludenza, con la deliberazione n. 15 del 26 gennaio 2021, della quale finora pare che nessuno se ne sia accorto, ha disposto di trasferire lo svolgimento delle adunanze del consiglio comunale nell’edificio denominato biblioteca comunale di dimensioni ampie, idoneamente attrezzato e arredato, tale da consentire idonea e degna collocazione del civico consenso.
In parole povere – sostiene Ventrice – deliberando confusamente, la giunta ha inteso trasferire non tanto le adunanze del Consiglio comunale, quanto la sede stessa del civico consesso.
Tutto il testo della deliberazione, adottata a qualche mese dal rinnovo degli organi elettivi, è offensivo della dignitànon solo del Consiglio comunale stesso e dell’intelligenza di chi legge simili atti ma, soprattutto, rappresenta una manifesta violazione dello Statutocomunale che la giunta ha sprovvedutamente richiamato per giustificare una scelta illegittima e anche inopportuna. [Continua in basso]

Lo Statuto comunale, che andrebbe letto con attenzione e per quanto possibile compreso, stabilisce che “le adunanze degli organi elettivi collegiali si svolgono nella sede comunale” e poi aggiunge che “per particolari esigenze, il consiglio e la giunta possono riunirsi anche in luoghi diversi dalla propria sede”.
Chiarito, quindi, che la sede naturale del Consiglio comunale è e rimane ai sensi dello Statuto il palazzo municipale, le “particolari esigenze” che autorizzano le riunioni del consiglio “in luoghi diversi” dalla sede naturale non possono e non devono essere interpretate così come vorrebbe la “morente” giunta comunale.
Tali esigenze, infatti, vanno inquadrate e interpretate secondo lo spirito dello Statuto che esalta la partecipazione popolare e la trasparenza. Pertanto, il Consiglio comunale quando deve discutere di problemi che incidono direttamente sulla popolazione di una determinata zona o frazione – ad esempio piano strutturale, piano spiaggia, ecc. – deve avvicinarsi ai cittadini e per fare ciò può tenere le sue riunioni in luoghi diversi dalla sede comunale. Le “particolari esigenze” non possono essere quelle indicate con approssimazione e confusione nella citata deliberazione, come quella secondo cui “il trasferimento consentirebbe un’adeguata disposizione degli uffici comunali specie in questo momento emergenziale garantendo ai dipendenti comunali di svolgere il proprio lavoro nel rispetto della distanza sociale”.

Da decenni, infatti, anche quando i dipendenti comunali erano in numero più ampio di quelli odierni – solo sette quelli che nei loro rispettivi uffici hanno contatto con il pubblico – le riunioni si sono sempre tenute nel Palazzo municipale, mentre il distanziamento personale può e deve essere assicurato con gli accorgimenti e mezzi offerti dalla tecnologia e dappertutto in uso. 
Devo a questo punto ricordare – scrive Ventrice rivolto al sindaco – a lei e al suo organo di governo, che con deliberazione della giunta comunale dell’11.10.2011, da me sollecitata essendo all’epoca capogruppo di maggioranza, è stato ribadito che la sede del Consiglio comunale doveva trovare la propria collocazione nel Palazzo municipale. La vostra deliberazione di giunta ha il merito, bisogna darvene atto, della coerenza dei comportamenti da voi tenuti in questo “prorogato” quinquennio, nel corso del quale mai avete avvertito il dovere e il bisogno di interfacciarvi con i cittadini per discutere con loro dei problemi della popolazione.In tale contesto, pertanto, non potevate far altro che trasferire quello che voi chiamate “svolgimento delle adunanze” in un luogo difficilmente accessibile anche a piedi e privo di spazi dove poter parcheggiare gli autoveicoli.  Tutto il contrario della partecipazione celebrata dallo Statuto e che voi alla scadenza del mandato piuttosto che favorirla vorreste affossarla definitivamente privando i cittadini del diritto di partecipare alle riunioni del Consiglio. Fare un appello a voi invitandovi alla revoca della deliberazione è cosa inutile, ma ritengo che il prefetto – conclude Ventrice – abbia gli strumenti idonei per indurvi alla ragione”.

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