L’intervento | Marasco: «Il Decreto dignità e i suoi effetti dannosi nel Vibonese»

Il coordinatore provinciale di Sinistra italiana mette l’accento sulle conseguenze che il provvedimento avrà per i lavoratori stagionali dell’agricoltura e del turismo, plaudendo all’iniziativa della Flai-Cgil contro il caporalato  

Il coordinatore provinciale di Sinistra italiana mette l’accento sulle conseguenze che il provvedimento avrà per i lavoratori stagionali dell’agricoltura e del turismo, plaudendo all’iniziativa della Flai-Cgil contro il caporalato  

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La discussione politica di quest’estate si è concentrata troppo su aspetti propagandistici e di fazione, mentre ha trascurato un decreto che il Parlamento ha approvato proprio in questi giorni, decisivo per le sorti degli italiani: il “Decreto Dignità”, così pomposamente definito dal ministro Di Maio. Alla sua presentazione, il Decreto faceva emergere alcuni aspetti positivi, che rappresentavano un’inversione di tendenza rispetto alla precarizzazione selvaggia favorita dai governi degli ultimi vent’anni, nonché il contrasto al gioco d’azzardo e l’introduzione delle sanzioni alle aziende che, dopo aver ricevuto agevolazioni fiscali dallo Stato, delocalizzano (la Fiat e non solo). Ma che senso ha quest’ultimo provvedimento, se le multe non sono inflitte anche a chi delocalizza all’interno dell’Unione Europea? La stragrande maggioranza delle imprese in cerca di lavoro al ribasso delocalizza proprio all’interno della Comunità Europea! Stefano Fassina di Leu aveva presentato un emendamento in tal senso, ma è stato respinto dalla maggioranza. Un altro emendamento respinto proponeva di innalzare le sanzioni contro i licenziamenti illegittimi; non parliamo, poi, dell’emendamento, sempre di Leu, che proponeva la reintroduzione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, un cavallo di battaglia del Movimento cinque stelle: niente da fare, bocciato anche questo. Solo la pattuglia di Leu ha votato a favore, l’intero Parlamento, senza distinzione tra maggioranza e opposizione liberista, ha respinto la proposta. 

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Ma il cedimento definitivo del ministro Di Maio è arrivato sull’estensione dei voucher, ai quali erano contrari i 5 stelle in “modalità opposizione”, che diventa persino un arretramento in confronto alla beffa della legislazione del governo Gentiloni, dopo lo scippo del referendum dell’anno scorso: questa normativa prevede già la possibilità di lavoro occasionale anche per il turismo, come per tutti gli altri settori (esclusa l’edilizia) per le imprese con meno di cinque dipendenti. Se già esistono contratti a chiamata anche per una sola giornata lavorativa, perché estendere l’uso dei voucher a tutte le imprese, dilatandoli nel tempo e nel compenso? Estendere i voucher fino a 70 giorni lavorativi e a 5000 euro annui, vuol dire in pratica farli diventare soluzioni aziendalistiche per lavori stagionali nell’agricoltura e nel turismo! Lo sappiamo che i voucher annullano diversi diritti per il lavoratore, tra cui quello alla malattia, né fanno maturare contributi per la pensione? Lo sanno i ministri Centinaio e Salvini che il capolarato non si combatte certo estendendo l’uso dei voucher? Temiamo che lo sappiano fin troppo bene: la Lega è da sempre il partito dei padroni, dei padroncini, di chi sfora le quote latte e della flat-tax… In un territorio come il nostro, basato su agricoltura e turismo, è preoccupante l’effetto che i voucher avranno sui diritti e la dignità dei lavoratori! Bene ha fatto Battista Platì, segretario provinciale della Flai-Cgil, a proporre un tavolo provinciale, a cui far sedere istituzioni, organizzazioni sindacali, associazioni, per contrastare in maniera efficiente la piaga del capolarato, che ha preso piede anche da noi. 

Liberi e uguali non ha fatto ostruzionismo parlamentare, ma ha cercato di fare proposte in linea con le sue visioni politico-economiche, cercando di aumentare le tutele dei lavoratori. Abbiamo preso atto che la maggioranza schiacciante del Parlamento italiano sta su posizioni liberiste, padronali e di tutela degli interessi economici più forti. Non vorremmo che, in questa “Waterloo del precariato” (cit. Di Maio), il ruolo di Napoleone toccasse proprio ai lavoratori, neri o bianchi che siano…

*Coordinatore provinciale Sinistra italiana – Liberi e uguali

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