sabato,Settembre 18 2021

Comune Vibo, il sindaco snobba Pitaro e “Città Futura” avverte: pronti a lasciare la maggioranza

Ultimatum al capo dell'amministrazione da parte di consiglieri e assessori che fanno riferimento al consigliere regionale. E questa mattina si torna in aula

Comune Vibo, il sindaco snobba Pitaro e “Città Futura” avverte: pronti a lasciare la maggioranza
Palazzo Luigi Razza, sede dell'amministrazione comunale di Vibo Valentia
Maria Limardo

Il gruppo consiliare di “Città Futura” questa mattina sarà regolarmente in aula e voterà le pratiche riguardati il Bilancio e la programmazione finanziaria del Comune di Vibo Valentia, in quanto i consiglieri intendono rimarcare «il senso di responsabilità nei confronti dei cittadini amministrati». Ma i nodi da sciogliere rimangono tutti fermi sul tavolo della discussione e soprattutto del confronto politico che, a questo punto, appare decisamente inevitabile. Il messaggio ieri mattina è stato chiaro, forte e pienamente concordato e condiviso tra i consiglieri di “Città Futura” (Giuseppe Cutrullà, Danilo Tucci, Paola Cataudella, Nino Roschetti, Gerlando Termini e Stefania Ursida), gruppo consiliare che fa riferimento all’attuale consigliere regionale Vito Pitaro,e i due assessori (Giovanni Russo, Lavori pubblici, e Domenico Francica, Attività produttive) che in giunta sono diretta espressione della stessa compagine politica. [Continua in basso]

Avere deciso, dunque, di disertare i lavori del consiglio comunale, tanto da fare saltare il banco all’interno della maggioranza di centrodestra, nonché costretto il presidente del civico consesso Rino Putrino a rinviare la seduta ad oggi per mancanza del numero legale, ha provocato un autentico terremoto, a cui potrebbero seguire altre pericolose scosse. Destinatario diretto della protesta è stato il sindaco Maria Limardo. Ma alla base del dissenso, manifestato ieri mattina nella sala consiliare del Comune con assenze che hanno fatto molto rumore, non vi è semplicemente il fatto che gli interessati tirino in ballo la mancanza di dialogo e di confronto con il capo dell’amministrazione di Palazzo Luigi Razza, poiché, a loro giudizio, la Limardo va dritta per la sua strada senza ascoltare le varie anime che oggi compongono la sua maggioranza e senza, peraltro, dare conto dell’azione amministrativa che si porta avanti.

Pitaro e l’ultimatum

Vito Pitaro

In fondo e tra le piaghe di una protesta, se vogliamo, esplosa all’improvviso, ma che evidentemente covava da tempo, c’è di più. Molto di più. Da quanto filtrato nelle ultime ore da autorevoli fonti politiche, c’è il futuro atteggiamento che il primo cittadino terrà in vista delle prossime elezioni per il rinnovo del consiglio regionali e della giunta. A parere di consiglieri e assessori di “Città Futura”, infatti, il sindaco non avrebbe tenuto in debita considerazione il lavoro svolto da Pitaro a favore della sua amministrazione. Non solo: la Limardo, sempre secondo i “rivoltosi”, avrebbe anche snobbato il consigliere regionale in più di una occasione, tanto da non invitarlo, preferendo altri esponenti politici, a recenti e importanti incontri per promuovere lo sviluppo del territorio, «pur avendo lui contribuito a individuare a volte fondi e finanziamenti». Da qui, quindi, la forte sensazione che la Limardo starebbe in qualche misura prendendo le distanze dal consigliere regionale. Atteggiamento, questo, che non piace, che non va proprio giù sia al gruppo quanto ai due assessori di “Città Futura”, i quali – se le sensazioni dovessero tradursi in fatti concreti, ossia che la Limardo decidesse di non sostenere Pitaro alle regionali del prossimo autunno – sarebbero pronti ad assumere decisioni drastiche: ossia prendere definitivamente le distanze dall’attuale maggioranza. Vale a dire che Russo e Francica si dimetterebbero dalla giunta e il gruppo di “Città Futura” lascerebbe compatto la maggioranza. Il pallino adesso è nelle mani della Limardo che è chiamata a decidere da che parte e con chi stare, anche perché la protesta messa in campo ha tutti i contorni grigi di un ultimatum. Insomma, la crisi politica, spinosa e complessa, al Comune capoluogo è ormai aperta.

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