mercoledì,Maggio 19 2021

Vibo ultima provincia d’Italia, per il sindaco di Zambrone occorre un “miracolo laico”

Corrado L’Andolina interviene con un’articolata analisi e formula le sue proposte dopo l’interrogativo sollevato dalla nostra testata in ordine alle responsabilità

Vibo ultima provincia d’Italia, per il sindaco di Zambrone occorre un “miracolo laico”

“E anche quest’anno, puntualmente, a Vibo Valentia spetta la maglia nera della vivibilità. Il dato suggerisce di evitare giaculatorie, retoriche a buon mercato, distinguo finalizzati a se stessi, analisi da sbadiglio, proposte da libro “Cuore”, noiosi piagnistei. E per carità di patria, si metta da parte Giuseppe Garibaldi che non sarà stato uno stinco di santo, ma ha lottato per un’idea giusta: l’Italia unita. La classifica, comunque, non induce a fare come gli struzzi. Ecco allora qualche considerazione. Il Belpaese è in crisi dai primi degli anni Novanta. La caduta del muro di Berlino prima con la rottura dei consolidati equilibri internazionali e lo sconquasso collegato a “Tangentopoli” poi, hanno indebolito e lentamente quasi annichilito il sistema-Italia. Non ci sono più riferimenti valoriali, prospettive politiche e nell’ultimo quarto di secolo nessuno dei nodi strutturali della società e dell’economia è stato affrontato dalle forze governative. Insomma, è scomparsa l’idea culturale dell’Italia. Inevitabilmente, le zone più deboli del Paese, quelle del Sud, hanno subito gli effetti più negativi. In pratica: totale assenza d’investimenti (economici e ancora di più culturali), espansione della criminalità organizzata (nonostante gli argini posti dall’ottimo lavoro delle Forze dell’Ordine e di tanti magistrati capaci e coraggiosi) e un ritorno dell’emigrazione come risposta all’accentuata crisi del lavoro. Da non sottovalutare un altro dato nuovo alle dinamiche meridionali: la denatalità che potrebbe rappresentare  il colpo di grazia per tante realtà del Sud. A Vibo, il settore produttivo è debolissimo, molti liberi professionisti lottano per la sopravvivenza e le potenzialità del settore Turismo sono state utilizzate parzialmente. Per non parlare delle strutture e infrastrutture, di certo non all’avanguardia. Il resto, lo ha fatto la politica (p rigorosamente minuscola). La classe dirigente provinciale, nell’ultimo quarto di secolo, ha brillato per inconcludenza, inefficacia e per i suoi fallimenti. Enti in dissesto o pre-disseto, territori mal governati, macchine amministrative veloci come bradipi e al passo dei tempi come l’uomo di Neanderthal, lungimiranza pari a un palmo dal naso. E tutto ciò a fronte di un mondo rivoluzionato dalla tecnologia e globalizzato. Sorge spontaneamente l’interrogativo di leniniana memoria: “Che fare?”. Intanto, un progressivo avanzamento del sistema-Italia è la precondizione per ottenere ricadute positive sul territorio. Ma ciò non basta. Altro elemento imprescindibile è l’eliminazione dell’approccio trasformistico alla politica, una sorta di dogma foriero di sottosviluppo e immobilismo. Infine, un grande investimento culturale, capace di rigenerare i percorsi della formazione umana e della coscienza critica. La risposta all’interrogativo posto da Il Vibonese.it: “È solo colpa della politica?” viene da sé. La classe dirigente, che include anche quella politica, insomma, ha responsabilità obiettive. Le risposte più urgenti: senso di responsabilità, legalità praticata, senso civico e amministrazioni comunali moderne. Insomma, un miracolo laico. Chi prova a farlo?”        LEGGI ANCHE: Qualità della vita in tutte le province italiane, a Vibo la maglia nera

 

 

 

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