Comunali a Vibo, da D’Agostino a Costa: storia di un fallimento. Ora a chi tocca? – Video

Le tante promesse (mancate) degli ultimi due sindaci e una città senza identità in cerca di riscatto

Le tante promesse (mancate) degli ultimi due sindaci e una città senza identità in cerca di riscatto

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Era il 29 marzo 2010: Nicola D’Agostino trionfava nel ballottaggio contro Michele Soriano ed annunciava la nascita di «una città nuova, capace di dare spazio ai giovani e creare una nuova classe dirigente. La gente era stanca ed ha voluto dimostrare con questo voto – dichiarava l’allora primo cittadino – che bisognava cambiare definitivamente». Tante promesse, un’infinità di buoni propositi, ma per Vibo ebbe inizio una crisi senza precedenti: le casse comunali portate al dissesto, la città sozza coma mai prima, il Municipio distante anni luce dal cittadino. Poi toccò a Elio Costa. Giugno 2015. Anche il suo progetto civico – che, in realtà, mal celava una spinta politica – aveva tante buone intenzioni… «La città ha creduto in questo gruppo di persone – commentava il neo eletto primo cittadino – che aveva in comune l’amore per la città». Eh sì, i vibonesi credettero in lui. E gli diedero fiducia sin dal primo turno. I risultati? Vibo alle porte di un secondo dissesto finanziario. Una città sempre più sporca, sempre più povera, invasa da strisce blu e in pugno ad una burocrazia fatta di due soli dirigenti, contestatissimi eppure intoccabili.

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Ora, nella Vibo Valentia sempre più mestamente ultima per qualità della vita a chi tocca? Dopo il pentastellato Domenico Santoro, è stato l’ex presidente del consiglio comunale Stefano Luciano ad annunciare la sua candidatura alla testa di una coalizione trasversale. Ieri l’annuncio del centrodestra (molti dei quali hanno sostenuto nel 2015 Elio Costa, Forza Italia e Udc in testa) che scommette sul primo sindaco donna nella storia di Vibo: Maria Limardo. E il centrosinistra? Non pervenuto. Al Partito democratico vibonese, ridotto ormai ad una carcassa cannibalizzata sull’altare degli interessi dei suoi maggiorenti, solo un miracolo serve – dopo i clamorosi scivoloni di questo anticipo di campagna elettorale – per evitare una figuraccia di portata nazionale.

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