Pd, Romeo: «Noi subordinati ad una lista civica, non doveva andare così»

Il presidente provinciale torna sull’assemblea cittadina. Ma garantisce comunque il sostegno del gruppo: «Siamo uomini di partito, giusto attenersi alla linea della maggioranza» 

Il presidente provinciale torna sull’assemblea cittadina. Ma garantisce comunque il sostegno del gruppo: «Siamo uomini di partito, giusto attenersi alla linea della maggioranza» 

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L'assemblea del Pd
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C’era chi lo ha visto furente e particolarmente duro col segretario provinciale, venerdì sera in via Argentaria: «Ma nulla di personale, era una questione politica». C’era chi paventava addirittura il suo abbandono dal partito: «Assolutamente… no». Ma c’era e c’è chi resta convinto che bisognava dare un’alternativa al centrodestra, e la soluzione individuata non va in quella direzione: «Concordo». A concordare è Enzo Romeo, presidente dell’assemblea provinciale del Partito democratico, a cui chiediamo – ad un paio di giorno dall’approvazione del documento con cui il suo partito ha garantito l’appoggio a Stefano Luciano dettando alcune condizioni – un commento a bocce ferme sul dibattito a tratti infuocato che si è tenuto l’altra sera. Infuocato proprio per il suo intervento, nel corso del quale si è scagliato duramente con i suoi colleghi dirigenti mettendoli in guardia, alla fine, sul rischio che del Pd «rimanga soltanto la polvere». 

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«È stata una battaglia di gruppo, volevamo ribadire – racconta – che le nostre erano posizioni che riteniamo tuttora giuste, ma a questo punto con l’approvazione del documento si va in una direzione; quindi è stata una battaglia che ci è servita per mettere in evidenza problematiche di tipo politico». Il minimo sindacale, insomma… Quindi, presidente, non abbandona la nave? «Assolutamente no, ho detto quella sera stessa che io e gli altri, essendo uomini di partito, ci saremmo attenuti alla decisione della maggioranza, pur continuando a pensare che sarebbe stato molto meglio creare un’alternativa di vero centrosinistra, con un nostro candidato, perché la base e i nostri elettori non certo si rivedono in queste posizioni. Ma questa ormai è storia». Sul futuro bisogna ragionare in modo diverso: «Da qui in avanti terremo la barra dritta su quello che abbiamo detto quella sera e continuiamo a sostenere con forza. Il partito deve cominciare a pensare in modo diverso, non deve essere appiattito. I congressi? Dopo le elezioni faremo in modo che vengano celebrati». Ma il rischio, come per altro avvenuto in passato, è di tenere in piedi situazioni precarie finché non si creano le condizioni migliori per il potente di turno, che in via Argentaria è sempre quello… «Certo – commenta Romeo – non c’è nulla di più definitivo di qualcosa di provvisorio in Italia, e nel Pd è ancora peggio… Su questo ci sarà da lavorare, vedremo gli sviluppi». Da quali basi si riparte? «Il segretario provinciale ha detto che il partito è a zero, bisogna costruire dalle ceneri, io ho detto che se continuiamo in questo modo non resterà neanche la polvere. Il mio rapporto con Insardà è normale, in quello che dico non c’è niente di personale, né verso il segretario né verso rappresentanti istituzionali, si è trattato solo di una presa d’atto politica di una situazione catastrofica che ci ha portato ad essere subordinati ad una lista civica. Una persona può valere l’altra, non è questo il punto; ma noi dovevamo essere il punto di riferimento di un’intera area, dovevamo essere in grado di esprimere il nostro candidato ed aggregare gli altri. È avvenuto il contrario, e ci troviamo ad essere subordinati ad una lista civica. Spero di avere la possibilità di dire: mi ero sbagliato…».

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