Vibo, la vittoria “incomprensibile” del centrodestra e la scomparsa della sinistra

L’analisi del voto in una città allo sbando, in cui continuerà ad amministrare lo stesso schieramento che l’ha portata in questo stato. Ma la futura opposizione paga errori strategici clamorosi ed il Pd continua contro ogni logica a fare il suo harakiri

L’analisi del voto in una città allo sbando, in cui continuerà ad amministrare lo stesso schieramento che l’ha portata in questo stato. Ma la futura opposizione paga errori strategici clamorosi ed il Pd continua contro ogni logica a fare il suo harakiri

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I numeri parlano chiaro. Ma nel caso di Vibo Valentia non dicono tutto, perché fotografano ciò che è stato ma non ciò che poteva essere. L’esito delle elezioni comunali di domenica scorsa si presta ad un’analisi su quello che ha funzionato tra i vincitori e su quello che è andato storto per gli sconfitti. La forza del centrodestra era comprensibile e prevedibile sul piano elettorale. Molto meno su quello politico, non fosse altro per l’evidenza che la città, a spedirla agli ultimi posti di ogni classifica, ci ha pensato in larga parte lo stesso schieramento che qualche ora fa ha trionfato alle urne e che fra qualche ora si troverà nelle stesse stanze e nelle stesse poltrone a proseguire un cammino iniziato nel 2010. Con la speranza che stavolta si imbocchi la strada giusta.

Ma se sul fronte dei vincitori il massimo che un cittadino può fare è auspicare, su quello degli sconfitti restano alcuni fatti incontrovertibili. Prendendo per buona la novella che Stefano Luciano era sostenuto principalmente da forze e partiti di centrosinistra, ad esclusione della sovranista Concretezza, il primo dato da mettere a fuoco è che la mancanza di un riferimento per l’elettorato di sinistra si è fatta sentire eccome. Non basta inserire nelle liste figure certamente pulite e credibili di partiti dalla storia gloriosa, ma chiaramente minori sul piano elettorale, per dire: la sinistra c’era. Non basta. E non basta ostentare un simbolo di partito – il cui appeal peraltro è pari a quello di un rospo in una stanza di sirenette – per ammantarsi di coerenza. Non basta. Il Partito democratico dovrebbe fare ciò che non ha fatto in passato e che quasi certamente non farà neanche questa volta: il mea culpa. Una colpa che ha radici lontane, ma che si può sintetizzare nel totale disinteresse della classe dirigente del partito vibonese nei confronti della città di Vibo Valentia e dei suoi stessi iscritti. Bruno Censore e Michele Mirabello, giusto per non fare nomi, nel capoluogo si fanno vedere solo per le elezioni, per dettare una linea che nessuno condivide ma alla quale, supinamente, tutti si adeguano. Il segretario provinciale Enzo Insardà, che pure è vibonese doc, mentre dalle sezioni arrivavano i primi sentori di una sconfitta esemplare, si diceva comunque soddisfatto del lavoro svolto e convinto che, da qui in avanti, bisognasse ripartire per creare un’alternativa. È questo l’esercizio che meglio riesce a dem vibonesi ed alla sinistra: perdere e poi dire che bisogna lavorare per costruire variopinti progetti credibili e indecifrate alternative. L’impressione è che finché non cambieranno gli attori protagonisti, il copione sarà sempre uguale. Sempre perdente. Ma ci sono modi e modi per perdere. Il Pd ha scelto il peggiore: arrivare impreparato all’appuntamento elettorale, porsi nelle condizioni di rincorrere un candidato non suo, derubricare qualunque altro tentativo alternativo di virare a sinistra come un «progetto senza sostanza», indipendentemente dagli interpreti. Ottenendo, alla fine, meno di 1.600 voti, esattamente la metà del 2015. E non basta nascondersi dietro il “tradimento” dei consiglieri uscenti poi espulsi. Il dubbio, un rimpianto per gli elettori di sinistra, è che, testimonianza per testimonianza, un progetto autonomo sarebbe stato una botta di salute, una base, in quel caso credibile, su cui costruire davvero un’alternativa.

Deludente anche il risultato della lista di Luciano, Vibo Unica, ben sotto le duemila preferenze che ottenne nel 2015; una lista rimasta praticamente invariata e che oggi non arriva neanche a 1.800 voti. Così come sotto le aspettative, per dire degli stessi “animatori”, si è rivelata Concretezza, la lista dell’accordo col “diavolo”, quella dei Sovranisti, che porta in Consiglio uno tra i bersagli preferiti dell’opposizione all’amministrazione D’Agostino, ovvero l’allora assessore all’Ambiente Pietro Comito.

In definitiva, una sconfitta bruciante, una bocciatura per il candidato sindaco ma anche per l’intera ed eterogenea coalizione, che ha pagato errori strategici, ha peccato di presunzione ed ha forse sottovalutato lo spirito critico degli elettori ai quali si rivolgeva.

DI SEGUITO LA “CLASSIFICA” DELLE 16 LISTE ALLE AMMINISTRATIVE 2019 DI VIBO VALENTIA

vibo classifica liste