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Lo sfidante uscito sconfitto dalle elezioni del 26 maggio commenta l’esito del voto e attacca il sindaco: «Gli stessi poteri al comando»

Il sindaco Galati e, a destra, Mazzitelli
Politica

A quasi due settimane dall’esito del voto, è tempo di analisi a Zungri. Ad avanzare una sua riflessione è Tino Mazzitelli, candidato sindaco uscito sconfitto dalla tornata elettorale che ha visto prevalere il primo cittadino uscente Franco Galati. Mazzitelli guarda prima di tutto in casa propria: «La lista “Volare alto” ha visto svanire il lucido disegno politico di traghettare Zungri fuori dal mal governo e, soprattutto, non è riuscita a tramutare le speranze degli zungresi in certezze e convincerli che era estremamente necessario intraprendere iniziative serie per il rilancio socio-politico ed economico, per la risoluzione della problematica giovanili, ai fini dell’accesso al percorso lavorativo e per la moralizzazione della vita politica zungrese». Dito puntato anche sui «cambi di casacca» repentini di alcuni “mostri sacri” della politica zungrese, che avrebbero appoggiato lo sfidante «non certo per nobili ideali, ma per il consueto trasformismo strettamente legato agli interessi particolari a cui la politica zungrese ci ha abituato in questi 10 anni».

A suo giudizio, la vittoria della “Ginestra”, «non certo con un consenso bulgaro», è una vittoria «che riuscirà a minare l’unità e l’integrità della società zungrese producendo effetti deleteri nel quadro istituzionale del paese, sotto il profilo etico-politico, economico e sociale attraverso la spaccatura della stessa e al tempo stesso attraverso la formazione di due numericamente uguali comunità legate a due diverse ed opposte correnti di pensiero, quella del rinnovamento della politica e quindi del cambiamento», e quella «del consociativismo conservatore che intende la politica non come spirito di servizio, ma come presupposto per servirsi di essa per interessi particolari». Secondo Mazzitelli «tutto, quindi, è tornato come prima, sono tornati gli uomini e i poteri di prima». «È svanito - conclude l’ex sindaco - il sogno di dare potere alla libertà e togliere libertà al potere». 

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