Comune Vibo, i cambi di casacca figli di liste “tappabuchi” – Video

Il primo passaggio da un gruppo all’altro non deve sorprendere, il “fenomeno” ha origini nella campagna elettorale. Ma la maggioranza deve stare attenta a non replicare il copione che ha logorato Costa

Il primo passaggio da un gruppo all’altro non deve sorprendere, il “fenomeno” ha origini nella campagna elettorale. Ma la maggioranza deve stare attenta a non replicare il copione che ha logorato Costa

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Da quando i partiti hanno lasciato spazio alle liste civiche, la fluidità è diventata una costante. Non fa eccezione Vibo Valentia, anzi forse ne è maestra. Al Comune sono iniziati i cambi di casacca, con consiglieri eletti in una lista che per solitudine o ambizione si tuffano in un’altra. Nella maggior parte dei casi il passaggio offre al traghettante una maggiore copertura politica, condizione necessaria per aumentare peso e visibilità.

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Durante l’amministrazione Costa al Comune di Vibo Valentia i cambi in corsa sono una ventina. Questi, se sono legittimi dal punto di vista formale, diventano spesso causa di instabilità della coalizione. Ovviamente sarebbe ancora azzardato e prematuro dire che il primo trasloco di questa nuova amministrazione, con Paola Cataudella che lascia Servire Vibo, dove era l’unica componente, per accasarsi in Città futura, sia sintomatico di qualcosa che non va. Anzi. Non è da escludere che altri seguano il medesimo percorso nel giro di qualche mese. Tra l’altro, anche nell’opposizione sin dal giorno dell’insediamento tre consiglieri hanno lasciato un gruppo, Vibo Unica, per transitare armi e bagagli nel Partito democratico.

L’impressione è che si tratti di caselle che tornano al loro posto naturale. Scosse di assestamento di un assetto politico che a Palazzo Luigi Razza deve ancora prendere la sua configurazione definitiva. Il passaggio della Cataudella, così come magari altri nell’imminente futuro, è figlio di una costruzione delle liste elettorali che avevano l’esigenza di tappare buchi qua e là. La volontà di allestirne otto, senza avere 256 candidati all’altezza, poi si paga anche in questo modo. I maggiorenti della coalizione, specie i leader di Forza Italia e Città futura, a qualche giorno dalla presentazione dei candidati, e quindi il 27 aprile scorso, ne avevano dirottato alcuni forti in quelle compagini altrimenti deboli. Discorsi di numeri, di quorum e divisione di seggi che ben poco hanno a che fare con capacità politiche.

Oggi, quindi, non c’è molto da meravigliarsi davanti al primo cambio di casacca. E non bisognerà meravigliarsi quando arriveranno il secondo e il terzo. Ci sarà invece da preoccuparsi se questi assestamenti si tramuteranno in qualcosa di costante. In quel caso, andrebbe in scena una replica dei disastri politici già vissuti con Elio Costa.