domenica,Maggio 9 2021

Opportunismo e ingratitudine dentro il Pd, Cilurzo lascia

Dure accuse ad esponenti e dirigenti del partito dal già segretario di sezione. Che assicura: «Continuerò a battermi».

Opportunismo e ingratitudine dentro il Pd, Cilurzo lascia

È la storia che, puntualmente, si ripete: la “base” che misura la distanza dal vertice a colpi di delusioni e amarezze. Salvatore Cilurzo, segretario della sezione del Partito democratico di Vene-Triparni si è dimesso dall’incarico e con lui, assicura, numerosi iscritti. E, nel farlo, mete in fila sul banco degli imputati esponenti di primo piano del suo partito, dal governatore Oliverio in giù.

Le ragioni, per l’interessato, sono tutte da ricercare nella mancata analisi del voto all’indomani della sconfitta elettorale dello scorso 31 maggio alle comunali di Vibo Valentia. Centoventi giorni dopo, elaborata la disfatta, la decisione di chiudere ogni rapporto anche perché, se in questo periodo successivo al voto si è «cercato di fare come se niente fosse accaduto», ora, «al momento di rinnovare le tessere c’è chi si fa rivedere» come se nulla fosse, appunto.

Ed è lo stesso Cilurzo a fare la tanto attesa analisi, elencando quelli che a suo dire sono i veri responsabili della debacle, a cominciare dal «principale responsabile: il presidente della Regione Mario Oliverio che, se veramente avesse voluto sostenere il nostro candidato, avrebbe nominato un assessore del Vibonese, anche perché Vibo è stata importante nella vittoria alle primarie per il candidato presidente della Regione». Responsabilità «non minori sono del deputato Bruno Censore, e del consigliere regionale, nonché segretario provinciale, Michele Mirabello», che hanno fatto del Pd «un partito a conduzione familiare».

Cilurzo ne ha pure per il candidato a sindaco Antonio Lo Schiavo, dal quale, dice, «mi sarei aspettato un atteggiamento diverso e più risoluto in qualità di capogruppo in consiglio comunale, visto che continua a parlare come se 7500 voti li avesse presi solo lui, dimenticando che un partito è fatto soprattutto di gregari».
Per l’ex dirigente «non ha più senso lavorare per un partito che si è fatto vivo soltanto quando c’erano da chiedere voti e rinnovare le tessere, per poi sparire dopo le elezioni e i congressi. Mai un ringraziamento da Mirabello o Censore». Un addio amaro al Pd che, però, non è un addio alla politica: «continueremo da altre postazioni – assicura Cilurzo – dalle quali inizieremo a confrontarci, e se il caso a combattere, con una certa idea di partito e di politica».

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