Vibo Sviluppo, il Meetup stronca Giamborino & Co.: «Logiche politico-affaristiche dietro le nomine»

Giudizio impietoso del soggetto politico che si richiama al Movimento 5 Stelle. «Nessuna meraviglia, ma siamo all’apice del fallimento di un’intera classe politica», scrivono tra le altre cose gli attivisti vibonesi

Giudizio impietoso del soggetto politico che si richiama al Movimento 5 Stelle. «Nessuna meraviglia, ma siamo all’apice del fallimento di un’intera classe politica», scrivono tra le altre cose gli attivisti vibonesi

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«Quando avvenuto nella Vibo Sviluppo Spa non ci meraviglia affatto. Sappiamo bene a cosa serve un ente del genere, di cui fanno parte diversi Enti locali ed alcuni organismi come la Camera di commercio, sempre presente quando si tratta di spartizione di poltrone».

La prima, ed al momento unica, reazione politica al rinnovo del Consiglio d’amministrazione della società Vibo Sviluppo ed alla nomina dell’ex consigliere regionale Pietro Giamborino in qualità di amministratore delegato, è quella del Meetup Vibonesi in MoVimento, soggetto politico che si richiama apertamente alle posizioni del Movimento 5 Stelle.

E non è, evidentemente, un giudizio compiacente. «La notizia che ci fa sorridere sarcasticamente, per non dire che ci fa inalberare – sostiene in una nota il Meetup -, è l’ingresso di Pietro Giamborino, già fuori gioco alle ultime primarie cittadine del centrosinistra, dentro un Cda composto da due persone, come i dipendenti di Vibo Sviluppo».

Quindi il Meetup vibonese avanza un’ipotesi di retroscena. «Per quanto riguarda la riconferma del presidente Pasquale Barbuto, sponsorizzato da Vito Pitaro e Bruno Censore, pochi dubbi sulla spartizione creata a tavolino, così come in merito alla riconferma di Anna Maria Arcella, figlia dell’ex vice sindaco Raffaele. Leggiamo, inoltre, che la nomina di Giamborino e Gabriele Fusca è stata fortemente voluta dal presidente della Camera di commercio Michele Lico. Lo stesso Lico che a dicembre del 2014 ha ricevuto un’interdittiva antimafia dal Consiglio di Stato per 2 sue società e che a febbraio 2015 è stato nominato presidente di Unioncamere Calabria. Come se per ottenere certe nomine l’interdittiva antimafia fosse una prerogativa».

Quindi, il giudizio ancora più tranciante: «una società inutile, a capitale misto, ma a prevalenza pubblica, nelle mani di queste persone ci fa sorgere non uno, ma parecchi dubbi, visto anche l’avvicinamento del Comune di Vibo a suo sostegno dinanzi al Tar. Comune in cui manca una vera opposizione da decenni. Tutto per paura che il giocattolo si sfasci. Questi individui, non vogliono capire che il primo fallimento è proprio quello di questa classe politica vibonese, “inciuciata” ai massimi livelli nelle varie istituzioni».

Infine, l’interrogativo chiave: « quale lavoro ha svolto questa società per concretizzare lo sviluppo in questo territorio e migliorare la qualità di vita dei cittadini che lo abitano? Con l’auspicio che la Procura e le forze di Polizia indaghino su questo scempio che continua ad avvenire sotto gli occhi di tutti».