La Tangenziale, il debito da 12 milioni e lo spiraglio “politico” per liberarsi del fardello – Video

Durante l’ultimo consiglio comunale è passato in sordina l’auspicio manifestato dall’amministrazione: un accordo transattivo col ministero. E in questo contesto viene tirato in ballo Mangialavori

Durante l’ultimo consiglio comunale è passato in sordina l’auspicio manifestato dall’amministrazione: un accordo transattivo col ministero. E in questo contesto viene tirato in ballo Mangialavori

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C’è una posta nel bilancio del Comune di Vibo Valentia che pesa come un macigno, e lo sanno anche le pietre: la mai realizzata Tangenziale Est, per la quale l’ente aveva incassato, nel lontano 2004, 12,5 milioni di euro poi utilizzati, dal 2006 al 2010, per la spesa corrente, principalmente per pagare gli stipendi dei dipendenti. E c’è una via che potrebbe alleggerire con un “semplice” atto, si fa per dire, questo macigno. L’argomento è stato solamente sfiorato nel corso dell’ultimo consiglio comunale, ma la sua rilevanza politica è enorme. L’auspicio, dichiarato en passant durante il consiglio del 5 agosto dall’assessore Maria Teresa Nardo, è che il Comune giunga ad un’intesa col ministero delle Infrastrutture per chiudere il debito tramite un «accordo transattivo», oppure tramite la realizzazione dell’opera «andando a rivedere in questo caso la progettazione, attraverso uno studio di fattibilità». Va da sé che la realizzabilità delle due ipotesi dipende da fattori differenti. Perché se è puramente tecnica la revisione del progetto, è strettamente politica quella dell’accordo ministeriale. 

Su questo punto non sono mancate sollecitazioni da parte del capogruppo del Pd Stefano Luciano, che aveva provocatoriamente detto: «Se è così semplice, allora perché non lo fate». «Ci stiamo provando, l’idea è questa», è stata la risposta sibillina, lontano dal microfono, dell’assessore al Bilancio. In questo contesto diventa di primo piano la figura del principale sponsor di questa amministrazione, Giuseppe Mangialavori. Molto dipenderà dalla sua capacità di portare avanti questa istanza nelle sedi romane. È una partita dal grande valore politico: se il senatore di Forza Italia riuscisse nell’impresa, metterebbe a segno il colpo più importante della sua carriera parlamentare. In caso contrario, troverebbe gioco facile l’opposizione nell’affondare il coltello sulla asserita «inconsistenza» del senatore vibonese. Accusa tra l’altro formulata più volte dallo stesso Luciano durante l’assise di lunedì, che aveva preso di mira Mangialavori reo di avere gettato le basi sin dal 2011, politicamente parlando, per i mancati correttivi da parte dell’ente, che lo hanno successivamente fatto sprofondare nel dissesto del 2013 e nel rischio di un secondo dissesto oggi. Accuse dalle quali, per altro, Mangialavori non è stato difeso, né dai “suoi” consiglieri, se si esclude l’intervento di Giuseppe Cutrullà (che non è di Forza Italia), né dalla giunta.

Ecco perché la partita diventa politica, e non è una semplice bega di partito. Rimuovere il fardello della Tangenziale significherebbe uscire dalle secche molto più in fretta, con tutti i vantaggi facilmente intuibili per i semplici cittadini.

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