lunedì,Aprile 19 2021

Porto, segnali positivi dal Comune. Ora si evitino gli errori del passato

Lo scalo di Vibo Marina sorpassato dagli altri concorrenti perché qui la politica si è “dimenticata” di affrontare la questione. Serve chiarezza sulla vocazione e una riunione celere con tutti gli attori interessati

Porto, segnali positivi dal Comune. Ora si evitino gli errori del passato

Anche il sindaco in carica, come tutti suoi predecessori, ha deciso di tenere per sé la delega alle Attività portuali ma, al contrario di questi, che l’avevano prontamente riposta nel cassetto, sembra invece che abbia una concreta intenzione di utilizzarla. Le sue recenti dichiarazioni in merito alla necessità di individuare, in maniera dirimente, la vocazione del porto di Vibo Marina, vanno in questa direzione e andrebbero accolte con la dovuta attenzione in quanto costituiscono un tentativo di superare le contraddizioni del passato. Da anni e da più parti si continua a ripetere lo stesso “mantra” sulla necessità di puntare sulla polifunzionalità del porto, che equivale a dire nulla, come affermare che il mare è salato, in quanto tutti i porti, della categoria di quello vibonese, sono polifunzionali, ma ognuno possiede una sua specificità, una sua precisa vocazione, che ad esempio per Genova è quella commerciale, per La Spezia quella militare, per Brindisi quella di collegamento marittimo, e così via. 

In realtà è il territorio che determina la vocazione di un porto e non il contrario. In presenza di una deindustrializzazione inesorabile, come quella registratasi negli ultimi anni nel territorio vibonese, il porto non presenta più la vocazione “commerciale” del passato, se si esclude la movimentazione di prodotti petroliferi, sulla quale si innesta un’ulteriore necessità di approfondimento. Ed anche la diportistica, da sempre fiore all’occhiello del porto vibonese, conosce un periodo di affanno dovuto principalmente alla concorrenza di altre strutture che hanno saputo, in sinergia con l’amministrazione comunale, scommettere sulle potenzialità offerte dal turismo nautico con risultati più che lusinghieri. Mentre le altre realtà portuali davano segni di una crescente vitalità, il porto vibonese è rimasto in una situazione di stagnazione, da anni fermo con le quattro frecce e scomparso dai radar dell’Autorità portuale e della Regione

Tutti gli indici ci dicono che l’incidenza della portualità sull’economia vibonese è modestissima. La città è vissuta per un secolo e mezzo sul mare come se, però, il mare non esistesse, ignorando la poderosa forza economica rappresentata dal porto. Diventa quindi necessario mettere in campo idee alternative tentando d’inventarsi qualcos’altro per il rilancio del porto. Il territorio vibonese è senza dubbio quello che, a livello regionale, possiede il maggior appeal per quanto riguarda le attrattive turistiche e lo scalo vibonese, incastonato tra località di indubbio fascino naturalistico e storico potrebbe rappresentare una meta importante per il turismo crocieristico e la sua vicinanza alle Isole Eolie potrebbe essere sfruttata anche per istituire collegamenti stabili con esse. Il problema da affrontare prioritariamente è l’adeguamento del water-front in quanto la realizzazione di un piano per il fronte-mare non solo potrebbe far entrare decisamente Vibo Marina nel business delle crociere, ma consentirebbe anche di aprire la strada ad un tipo di turismo convegnistico e fieristico e quindi destagionalizzato. Il secondo problema è rappresentato dai depositi costieri. Il petrolio non può coesistere con il turismo e diventa quindi necessario operare una coraggiosa scelta di campo optando per una loro eventuale delocalizzazione, come peraltro previsto dall’ordinanza post-alluvione del commissario regionale n. 6/2006, rimasta lettera morta. Il rapporto costo-benefici relativo alla loro presenza è di segno negativo a causa dell’elevato prezzo pagato dal territorio in termini ambientali e causato da questo tipo di insediamenti, considerando inoltre che neanche una minima parte delle accise, incassate per oltre sessanta anni da Stato e Regione, che provengono dalla movimentazione dei prodotti petroliferi, sono ritornate sul territorio che le ha prodotte sotto forma di investimenti od opere di risanamento nonostante alle accise venga attribuita dalla normativa europea (Direttiva n. 96/2003) anche una finalità di tutela ambientale.

Per fare in modo che le possibilità di sviluppo non rimangano tra le pie intenzioni ma diventino realtà, occorre un coinvolgimento di tutti gli attori impegnati nel sistema portuale: Regione, Autorità Portuale, Autorità Marittima, Provincia, Camera di Commercio, imprenditori privati nonché, in primis, l’amministrazione comunale, soggetto dal quale deve partire il necessario impulso per avviare il cambiamento.

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