Crisi di governo, i quattro parlamentari “vibonesi” che rischiano la poltrona

Due di maggioranza, due di opposizione, ognuno con una posizione personale differente: le sorti degli eletti e del territorio in caso di voto anticipato

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Due di maggioranza, due di opposizione, ognuno con una posizione personale differente: le sorti degli eletti e del territorio in caso di voto anticipato

In senso orario Dalila Nesci, Riccardo Tucci, Giuseppe Mangialavori e Antonio Viscomi
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La crisi del governo nazionale, con l’eventualità del voto anticipato dietro l’angolo se non ci fossero le condizioni «solide» per proseguire, avrebbe ripercussioni anche sulla politica vibonese. Perché da questa città, o meglio da questo collegio, gli elettori hanno spedito ben quattro rappresentanti in Parlamento, due in maggioranza e due all’opposizione. E quindi sarebbero quattro, tre deputati e un senatore, a rischiare la “poltrona”. Si tratta degli esponenti del Movimento 5 Stelle Dalila Nesci e Riccardo Tucci, entrambi a Montecitorio, così come Antonio Viscomi del Pd, e del senatore di Forza Italia Giuseppe Mangialavori.

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Si tratta di quattro posizioni completamente diverse tra loro. Innanzitutto c’è la Nesci, che si trova già al secondo mandato e stando alla regola (in verità messa più volte in discussione) del Movimento, se si tornasse a casa lei ci resterebbe definitivamente. Discorso diverso per Tucci, al suo primo mandato da parlamentare dopo essere stato “ripescato” in seconda battuta quando per i 5 Stelle, all’esito del voto del 4 marzo 2018, erano arrivati più seggi che candidati. La posizione di Viscomi – catanzarese d’origine ma «vibonese d’adozione» come l’hanno sempre “sponsorizzato” i maggiorenti del Pd locale fino a quando non si sono fatti la guerra – diventa interessante se si considera invece l’ipotesi di una prosecuzione del governo: in quest’ottica, da componente del Pd, potrebbe addirittura diventare deputato di maggioranza. Mangialavori, invece, da parte sua ha già chiarito ieri sera che sarebbe opportuno «ritornare al voto». Dei quattro è probabilmente l’unico a godere di un consenso personale solido, poiché, per quanto riguarda il partito, il suo come quelli dei “competitor” sembrano in caduta libera.

Se si andrà al voto, dunque, il Vibonese perderebbe quella che forse è stata la più ampia rappresentanza parlamentare del territorio. Anche se non è che abbia portato chissà quali grandi risultati…