mercoledì,Maggio 12 2021

Aumento indennità, Luciano rinuncia e attacca

Il presidente del Consiglio comunale ribadisce di voler rinunciare all’aumento dell’indennità del 5 per cento e chiede al sindaco d'intervenire per bloccare l’operazione. Bocciato anche il fondo d’emergenza annunciato da Elio Costa.

Aumento indennità, Luciano rinuncia e attacca

Contenere i costi della politica. Questo deve essere l’obiettivo di un’amministrazione virtuosa, in un Comune come quello di Vibo Valentia che soffre il dissesto finanziario e chiede sforzi enormi ai propri cittadini (con la pressione fiscale al massimo), e in un periodo storico in cui la disaffezione verso la politica, e i politici, ha raggiunto livelli di guardia. L’appello (avvertimento) al sindaco arriva dalle stesse fila della maggioranza e a formularlo non un consigliere “qualunque”, bensì il presidente del consiglio comunale Stefano Luciano.
La federazione Alleanza per Vibo-Vibo unica, costituita dalla lista sponsorizzata da Luciano e da quella sostenuta da Gaetano Bruni, aveva già annunciato di voler rinunciare all’indennità, ma per il presidente dell’assise comunale questo non basta: tutto il consiglio deve fare un passo indietro.

Luciano, in una dura missiva, chiede alla dirigente Teti di conoscere se «i criteri e i requisiti previsti dalla legge per l’aumento delle indennità siano effettivamente soddisfatti dal Comune e quali siano i dati certi che possano comprovare l’esistenza di tali criteri», ma, aggiunge, a monte c’è una «questione di opportunità. E’ nota la disaffezione che i cittadini hanno maturato nei riguardi della politica in generale – si legge ancora – e pertanto occorre manifestare comportamenti vocati al buon senso che siano contemporaneamente espressivi di responsabilità civica, affinché possa ricucirsi quel rapporto fondamentale che unisce l’istituzione al tessuto sociale».

Infine, ad essere bocciato è pure il progetto di Elio Costa che aveva lanciato l’idea di un conto dove far confluire l’indennità aggiuntiva per affrontare eventuali emergenze. Intanto perché tale progetto richiederebbe l’accettazione dell’aumento, che invece Luciano chiede di riconsiderare, e, per di più, un fondo comune «senza la preventiva indicazione dei criteri nel rispetto dei quali si intende gestire lo stesso, delle priorità cui occorre fare fronte e dei settori in cui si intende poi investire tale somma, si discosta dal concetto che lo scrivente ha di “governo della cosa pubblica”».

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Di seguito il testo integrale della missiva di Luciano:
Al Sindaco del Comune di Vibo Valentia
Al Dirigente Affari Finanziari
All’Ufficio Mandati

Oggetto: Rinuncia al 5% sull’indennità di Presidente del Consiglio

Con la presente, il sottoscritto, Stefano Luciano, in qualità di Presidente del Consiglio del Comune di Vibo Valentia, rinuncia all’aumento del 5% sulla propria indennità. Tale rinuncia è da intendersi nel senso che la somma di cui sopra, non dovrà affatto essere corrisposta all’atto del mandato, ma, dovrà essere trattenuta direttamente dal Comune di Vibo Valentia, secondo le modalità previste dalla legge.
Sul punto, lo scrivente, intende formulare le seguenti osservazioni e quesiti:

1) Preliminarmente, si intende conoscere se, i criteri ed i requisiti previsti dalla legge per l’aumento del 5% delle indennità di Sindaco, Assessori e Consiglieri, siano effettivamente soddisfatti nel Comune di Vibo Valentia e quali siano i dati certi che possano comprovare l’esistenza di tali criteri e requisiti

2) Esiste a monte, una valutazione in termini di opportunità (indipendentemente dai requisiti legali), che porta lo scrivente a sottoscrivere la rinuncia in oggetto, posto che, in un momento storico in cui vi è una crisi socio economica devastante, occorre assumere comportamenti che manifestino buon senso e che maturino da una presa di distanza forte rispetto al noto problema dei “costi della politica”. Peraltro, è nota la disaffezione che i cittadini hanno maturato nei riguardi della politica in generale e pertanto occorre manifestare comportamenti vocati al buon senso che siano contemporaneamente espressivi di responsabilità civica, affinché possa ricucirsi quel rapporto fondamentale che unisce l’istituzione al tessuto sociale.

3) Non si condivide l’iniziativa di percepire l’aumento del 5%, per poi destinarlo ad un fondo specifico di diretta gestione da parte della giunta, ritenendo più opportuno rinunciare a monte a tale aumento e ciò per due motivazioni:
a) in primo luogo, la costituzione del fondo comune, presuppone che i rappresentanti istituzionali, accettino l’aumento del 5%, che rappresenta poi il presupposto per la sua devoluzione, manifestando così, un comportamento diretto a legittimare (anche sul piano politico) tale aumento, rispetto al quale, diversamente, occorre assumere le distanze per le motivazioni sopra indicate; fermorestando, in ogni caso, che occorre approfondire l’esistenza certa e documentata dei requisiti normativi;
b) la costituzione di un fondo comune, senza la preventiva indicazione dei criteri nel rispetto dei quali si intende gestire lo stesso, delle priorità cui occorre fare fronte e dei settori in cui si intende poi investire tale somma, si discostano da concetto che lo scrivente ha di “governo della cosa pubblica”.

I migliori saluti.
Vibo Valentia, 14.10.2015
Stefano Luciano

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