Chiusura Prefetture, Censore (Pd): «Nulla è stato ancora deciso»

Il parlamentare vibonese riferisce l’esito dell’incontro odierno con i ministri Alfano e Madia, i quali avrebbero asserito come «nessuna lista sia stata ancora predisposta».

Il parlamentare vibonese riferisce l’esito dell’incontro odierno con i ministri Alfano e Madia, i quali avrebbero asserito come «nessuna lista sia stata ancora predisposta».

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“Compiacimento” e “cauto ottimismo”. Sono i termini utilizzati dal deputato Pd, Bruno Censore, per descrivere l’esito dell’incontro, tenutosi questa mattina a Roma, con i ministri dell’Interno e della Pubblica amministrazione, Alfano e Madia, avente per principale argomento di discussione la riorganizzazione della rete delle Prefetture.

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«Il governo – riferisce Censore – non ha ancora formalizzato alcuna lista delle Prefetture che dovrebbero eventualmente chiudere. Già nei giorni scorsi – spiega – era emerso in maniera tangibile il segnale di apertura e di attenzione che il governo aveva dimostrato verso le istanze dei parlamentari che avevano chiesto che i provvedimenti riguardanti le Prefetture avessero come punto di riferimento i principi della “riforma Madia” dai quali, ne siamo certi, possono scaturire provvedimenti più razionali, capaci di coniugare l’esigenza di riordino della Pa con soluzioni più funzionali per quei territori, quale ad esempio quello della provincia di Vibo Valentia, caratterizzati da note e annose complessità».

Per il deputato vibonese «è molto significativo che questa volontà di ascolto e di dialogo sia stata espressa in forma congiunta dai due ministeri implicati dirittamente dall’eventualità dei tagli. Ma intanto accogliamo con favore la notizia secondo la quale, ancora, non è stato stilato alcun elenco ufficiale delle Prefetture a rischio chiusura».

Da parte sua, Censore riferisce di aver «sottolineato con forza come si possa ragionevolmente valutare di effettuare tagli all’amministrazione centrale e non nei territori, garantendo quindi allo stesso tempo le esigenze di riorganizzazione e quelle di spending review. Infatti, il taglio delle sedi di cui era stata ipotizzata la chiusura, comporterebbe un risparmio di appena 6 milioni, cifra che potrebbe essere oggetto di risparmi nell’intero territorio nazionale e non solo nelle 23 aree di cui sino a oggi si è discusso. Abbiamo evidenziato – conclude Censore – che si possano ricercare altre voci di risparmio senza sopprimere presidi imprescindibili per uno Stato più efficiente e vicino ai propri cittadini, in particolar modo in determinate aree geografiche estremamente complesse e disagiate».