Approccio nuovo e qualche scivolone: il primo “tagliando” dell’amministrazione Limardo

La crisi dell’acqua e dei rifiuti, il Piano di riequilibrio, gli assetti politici della maggioranza nei primi tre mesi di governo. Ma la vera partita inizia dopo i fatidici cento giorni
La crisi dell’acqua e dei rifiuti, il Piano di riequilibrio, gli assetti politici della maggioranza nei primi tre mesi di governo. Ma la vera partita inizia dopo i fatidici cento giorni
Informazione pubblicitaria

Il 22 settembre compirà cento giorni, il classico “traguardo” che una nuova amministrazione si pone per effettuare il primo tagliando. La giunta del sindaco Maria Limardo ci arriva dopo tre mesi intensi, segnati dall’emergenza idrica, dalle criticità sui rifiuti (chi era a Vibo nel 2014 sa che i problemi di quest’anno non si possono etichettare come emergenza), dall’approvazione del Piano di riequilibrio finanziario. Ci arriva dopo avere iniziato a mettere mano a questioni irrisolte o mai affrontate, a cominciare dai regolamenti. Ha fatto discutere e non poco quello sul commercio, ma è solo uno dei tanti temi approcciati. In vista di questo compleanno si sprecheranno le lodi dei supporter e le critiche dei detrattori: fa parte del gioco. A seconda delle campane, si sentirà dire che questa giunta ha fatto mezzi miracoli o che, di contro, non è stata capace di risolvere definitivamente neanche uno dei problemi dei cittadini. La verità ha molte facce ed ognuno tira dal cassetto la sua maschera preferita.

Informazione pubblicitaria

Intanto ci sono i fatti. È un fatto, ad esempio, che decine di strade cittadine e di marciapiedi una pulizia seria, e un po’ di bitume, non li vedevano da anni. È un fatto che le spiagge si siano presentate pulite all’appuntamento con l’estate, con ovvii ritardi se si pensa che la Limardo ha vinto le elezioni la notte del 27 maggio. È un fatto – un fatto di rilevanza politica non indifferente, ma sarebbe stato inconcepibile il contrario – che il Piano di riequilibrio sia stato approvato in due minuti senza colpo ferire; sulla bontà si esprimeranno poi gli organi di controllo. È un’impressione, più che un fatto, che il sindaco sia riuscito a risvegliare in molti l’orgoglio di essere vibonesi, slogan tanto sbandierato e poco praticato, ad esempio, dal suo predecessore.

Ma è anche un fatto, carta canta, la scelta di spendere 13mila euro per tinteggiare le pareti del primo piano e 3mila per sistemare la fontana in piazza Municipio con annesso inserimento di pesciolini rossi. È un altro fatto – già ampiamente previsto in campagna elettorale – l’eterogeneità della maggioranza. Il peso politico dei due principali gruppi, la Forza Italia di Giuseppe Mangialavori e la Città futura di Vito Pitaro, potrebbe trasformarsi in un pericoloso dualismo. Questa al momento è un’altra impressione, ma nella stessa maggioranza (il riferimento è a partiti, gruppi consiliari e dirigenti) non sono passati inosservati alcuni scivoloni: basti pensare alle dichiarazioni dell’assessore Pacenza che affermò al Quotidiano di avere in tasca la tessera del Pd. Ed è paradossale ai limiti del grottesco pensare che mentre prendeva forma la spada di Damocle del dissesto finanziario, che si sarebbe abbattuta su tre amministrazioni compresa questa, gli assessori al Bilancio erano lo stesso Gaetano Pacenza e Tonino Daffinà, altro pilastro politico dell’attuale maggioranza.

In questo momento la vera differenza la sta facendo il sindaco, come dimostrano le iniziative in tema di sanità di questi giorni. Quando i big del centrodestra scelsero Maria Limardo, lei era fuori dai giochi da diverso tempo, conosceva poco la situazione politica e amministrativa del Comune di Vibo, probabilmente conosceva poco anche alcuni dei suoi interlocutori, che però conoscevano bene lei. In alcuni frangenti spiccava la sua capacità dialettica che spesso l’ha aiutata a coprire lacune conoscitive. Ora sa e pretende: pretende molto a cominciare dai suoi assessori, che se non stanno al suo passo (e non è facile) vengono fulminati con un’occhiata. Ma la partita comincia adesso, dopo i cento giorni. Perché all’inizio si viaggia sulle ali dell’entusiasmo e perché c’è la volontà di marcare una differenza col passato. Quello che i vibonesi hanno visto fino ad oggi è – per citare un antico adagio calabrese – “frusciu i scupa nova”.