Regionali a Vibo, l’effetto domino del “governatore” sulle ambizioni degli aspiranti consiglieri

Nel centrodestra lo scenario è in continuo mutamento e molto dipenderà dalla scelta del candidato alla presidenza. Intanto c’è chi prosegue la sua campagna elettorale, mentre Forza Italia è a un bivio
Nel centrodestra lo scenario è in continuo mutamento e molto dipenderà dalla scelta del candidato alla presidenza. Intanto c’è chi prosegue la sua campagna elettorale, mentre Forza Italia è a un bivio
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Da Wikipedia: «L’effetto domino è una reazione a catena lineare che si verifica quando un piccolo cambiamento è in grado di produrre a sua volta un altro cambiamento analogo, dando origine ad una sequenza lineare». In Calabria, a Vibo in particolare, accade grosso modo la stessa cosa quando si parla – in questo preciso momento storico – di elezioni regionali, di candidature, di liste, di partiti. Il «piccolo cambiamento», che tanto piccolo non è, sarebbe determinato dalla scelta del centrodestra di puntare su questo o quel “governatore”: Mario Occhiuto? Sergio Abramo? Wanda Ferro? Un leghista? Tutte ipotesi sul tavolo, alcune peregrine altre affatto, che cambierebbero in maniera sostanziale le forze in campo e le velleità personali della minuscola – sul piano geopolitico – provincia di Vibo Valentia, che rientra nel macro collegio con Catanzaro e Crotone. Il peso maggiore, da queste parti, continua ad averlo la Forza Italia di Giuseppe Mangialavori, ma è un peso direttamente proporzionale a quello che il partito azzurro ha nel capoluogo di regione. Ed ecco spiegato perché le ambizioni dei forzisti sono destinate alla frustrazione: nessuno, qui, sembra in grado di strappare lo scettro di “primo della classe”, elettoralmente parlando, al catanzarese Mimmo Tallini, che come al solito viene quotato sulle 10mila preferenze. E dato che gli allibratori della politica non danno più di un seggio al partito in questo collegio, le opzioni sono due: cercare un aspirante consigliere che si immoli per la patria, accontentandosi nella migliore delle ipotesi di un secondo posto, oppure virare su un sostegno “sotto banco” ad altri candidati.

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Nel centrodestra, dunque, lo scenario è in continuo mutamento. C’è chi ha iniziato a rastrellare consensi sui territori spingendosi ben oltre i confini provinciali, cercando di pescare anche nel Crotonese e nel Catanzarese, come Vito Pitaro, che in campagna elettorale ci è praticamente da un anno e candidato lo sarà a prescindere dal governatore; c’è chi, invece, un governatore se l’è scelto apertamente ed alle cui sorti è legato, come Tonino Daffinà che con Occhiuto vanta una lunga amicizia personale e politica. C’è chi, ancora, vedrebbe con grasso entusiasmo la scelta romana di puntare su un’alternativa ad Occhiuto, come Alfonso Grillo, vicino a Piero Aiello ed ai fratelli Gentile di Cosenza. C’è poi chi una sua casa l’ha trovata da qualche mese, completamente diversa da quella in cui si candidò nel 2014, come l’ex presidente della Provincia Francesco De Nisi, in pole per un posto nella lista di Fratelli d’Italia dopo avere abbandonato da qualche anno ormai il Pd.

Al di là dei candidati, comunque, ad oggi un dato sembra assodato: Forza Italia nello specifico, ed il centrodestra a cascata, sembra essersi ficcata in un imbuto dal quale non uscirà indenne. Con Occhiuto che si è auto-lanciato da mesi, imporre un altro candidato – che sia Abramo o pinco pallo poco cambia – significa nei fatti spaccare il fronte ed aprire la strada a “vendette” destinate a lasciare diversi “feriti”: dall’autostrada che aveva davanti, il centrodestra sta imboccando una misera provinciale e rischia di finire in una interpoderale. A parziale consolazione c’è un altro fatto: il centrosinistra è ridotto anche peggio.