Comune parte civile nei processi di mafia, l’opposizione: «Si modifichi lo Statuto»

I cinque capigruppo della minoranza consiliare di Vibo Valentia chiedono di inserire tra i principi generali l’obbligatorietà della costituzione da parte dell’Ente: «Segnale forte contro il malaffare»
I cinque capigruppo della minoranza consiliare di Vibo Valentia chiedono di inserire tra i principi generali l’obbligatorietà della costituzione da parte dell’Ente: «Segnale forte contro il malaffare»
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I capigruppo dell’opposizione consiliare al Comune di Vibo Valentia hanno sottoscritto congiuntamente – indirizzandola al presidente del consiglio comunale Giuseppe Muratore e per conoscenza al sindaco Maria Limardo – una richiesta di convocazione della seduta del consiglio comunale dedicata alla revisione annuale dello Statuto. L’urgenza della richiesta è dettata, specificano i sottoscrittori Giuseppe Policaro (Vibo Unica), Stefano Luciano (Partito democratico), Loredana Pilegi (Vibo Prima di tutto), Pietro Comito (Concretezza) e Domenico Santoro (Movimento 5 stelle), dalla necessità di integrare lo Statuto includendovi tra i principi generali «quale regola di garanzia ed autotutela», la «previsione dell’obbligatoria costituzione di parte civile nei processi per mafia». Per i promotori dell’istanza «scegliere di rendere obbligatoria la costituzione di parte civile nei processi di mafia, scrivendolo nello statuto del Comune di Vibo Valentia, è un segnale forte contro la controcultura della criminalità organizzata da parte di una comunità. Essa rappresenta la reazione della società civile nel processo, attestata attraverso una presa di posizione del consiglio comunale, quale massimo organo istituzionale della città nell’atto normativo più importante, che fungerà così quale forma di parziale ristoro dell’attentato subìto alla propria immagine, offrendo riscontro pubblico della presenza nella stessa comunità dell’antidoto  necessario per far fronte a simile deleteria ed arrogante prevaricazione».

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