L’inchiesta sul Comune di Vibo e il tardivo ravvedimento della politica – Video

Dietro la spinta del blitz disposto dalla Dda, ora tutti concordano sulla necessità di costituirsi parte civile in tutti i processi di mafia. Anche se questo potrebbe voler dire farlo contro chi nell’Ente ha prestato servizio
Dietro la spinta del blitz disposto dalla Dda, ora tutti concordano sulla necessità di costituirsi parte civile in tutti i processi di mafia. Anche se questo potrebbe voler dire farlo contro chi nell’Ente ha prestato servizio
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Difficile dire quanto abbia inciso l’inchiesta della Procura antimafia di Catanzaro. O forse fin troppo facile. Fatto sta che qualcosa si muove, sul piano politico-istituzionale a Vibo Valentia. Prima l’opposizione, ed ora anche la maggioranza consiliare di Palazzo Luigi Razza si trovano concordi nell’affermare la necessità di modificare lo statuto comunale per rendere obbligatoria la costituzione di parte civile dell’ente nei processi per mafia. Per i cinque capigruppo della minoranza si tratterebbe di «un segnale forte contro la controcultura della criminalità organizzata da parte di una comunità», rappresentando «la reazione della società civile nel processo, attestata attraverso una presa di posizione del consiglio comunale, che fungerà così quale forma di parziale ristoro dell’attentato subìto alla propria immagine». Sulla stessa lunghezza d’onda, oggi, la maggioranza, i cui consiglieri parlano di un atto che dà la garanzia ai cittadini di avere eletto dei rappresentanti che condannano a priori qualsiasi atteggiamento che possa minare la crescita civile ed economica del nostro territorio gravemente afflitto ed offeso dal fenomeno associativo mafioso». La decisione, dunque, arriva ad una settimana dal blitz al Comune di Vibo della Guardia di Finanza che, con in mano un decreto di acquisizione di atti e documenti firmato dal pm della Dda Antonio De Bernardo, sta indagando su diversi appalti ed atti delle amministrazioni comunali, da quelle degli scorsi anni sino all’attualità. Le ipotesi di reato sono quelle di concorso esterno in associazione mafiosa e illecita concorrenza negli appalti con minaccia aggravata dalle modalità mafiose. Ciò significa che, con la modifica dello statuto, se questa inchiesta si trasformasse in un processo, l’ente si dovrebbe costituire parte civile anche se alla sbarra dovesse esserci qualcuno che in quell’ente ha prestato servizio.

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