Destra e sinistra, candidature e avversari: parla Franco Bevilacqua – Video

Il leader dei sovranisti vibonesi: «Sosterrò De Nisi ma non ho problemi di coerenza, semmai altri devono porsi il problema». E su Callipo: «Fare politica non è fare impresa»
Il leader dei sovranisti vibonesi: «Sosterrò De Nisi ma non ho problemi di coerenza, semmai altri devono porsi il problema». E su Callipo: «Fare politica non è fare impresa»
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Franco Bevilacqua lo trovi là, in via Caterina Gagliardi, nella storica sede che ne ha viste tante. Il senatore, titolo che ormai resta anche senza il ruolo, è forse l’ultimo politico vibonese ad avere una segreteria aperta, e non solo una targhetta affissa al muro. Con lui si parla della situazione attuale, a Vibo e nel resto della Calabria. Il Movimento per la sovranità che confluisce in Fratelli d’Italia, gli ex esponenti del centrosinistra calabrese che si tuffano nel centrodestra perché sentono profumo di vittoria, la destra storica vibonese che si ritrova a sostenere candidati di estrazione “sinistrorsa”, l’equazione bravo imprenditore=bravo politico che non sempre funziona, e ancora un Sud che conta poco o nulla e, soprattutto, quel centrodestra che se non si dà una mossa manda all’aria i sogni di gloria.

Domani l’assemblea nazionale del partito fondato da Gianni Alemanno deciderà di sciogliersi per confluire in Fratelli d’Italia. Una scelta che avrà il suo primo risvolto nelle elezioni regionali calabresi: «Alcuni dei nostri candidati saranno inseriti nelle liste di Fratelli d’Italia». A Vibo, l’ex presidente della Provincia Francesco De Nisi ha annunciato che sarà della partita e che potrà contare direttamente sul sostegno dei sovranisti. Una circostanza che stride con chi, come Bevilacqua, ha sempre fatto della coerenza una bandiera. E quando gli viene ricordato che tra De Nisi oggi, e Stefano Luciano ieri alle elezioni comunali, finisce spesso per sostenere candidati di sinistra, Bevilacqua dribbla d’esperienza: «Io resto dove sono sempre stato, sono gli altri a venire qui, nel centrodestra. Nel caso di De Nisi, semmai, il problema doveva farselo lui non io. Ma in ogni caso, il discorso lo affronterei da un’altra prospettiva: io lo reputo una persona capace, così come reputavo Luciano il candidato ideale a guidare la città di Vibo». De Nisi, «che da anni sostiene il centrodestra» rimarca il senatore, non è comunque l’unico caso in Calabria di trasmigrazione da sinistra a destra. Lo storico esponente della Fiamma non ci gira intorno: «Ho sempre pensato che la coerenza in politica possa essere un valore, ma non pretendo che gli altri la pensino come me. Si pensava che il centrodestra potesse vincere facilmente le elezioni, oggi la situazione si sta mettendo un po’ diversamente, mancano meno di 50 giorni alle regionali e non abbiamo il candidato».

Un vibonese, alla guida della Regione, è stato candidato. Sta nell’altro schieramento, Pippo Callipo. Come lo giudica Bevilacqua? «È sicuramente un bravo imprenditore, mi fa piacere che vi sia un candidato vibonese. Ma non è detto che possa fare bene. Io non penso che un politico si metta a fare l’imprenditore e diventi bravo, se dovesse vincere lo vedremo alla prova. Certo, quanto a coerenza, anche lui non mi sembra il massimo. Qualcuno ricordava il suo sostegno al centrodestra, altri l’alleanza con Di Pietro…».

Al centrodestra, in definitiva, «sembrerà banale ma serve una persona non divisiva che faccia il bene di questa terra». Una terra che a Roma sembra non sappiano nemmeno com’è fatta. Non è che, a furia di governare male, i calabresi se lo sono meritato, questo isolamento? Per il leader dei sovranisti vibonesi la verità sta in mezzo: «Di errori ne abbiamo fatti tanti, basta fare una riflessione su ciò che è stata la Calabria degli ultimi 30 anni, giovani che se ne vanno, malavita che non è stata debellata, situazioni di disagio. Se penso a tutti i presidenti che si sono succeduti ho difficoltà a salvarne qualcuno. Ma questo non giustifica l’assenza del livello centrale, il fatto che nessuno si occupi di questa terra. Se il Sud va male, a rimetterci è tutto il Paese».

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