Regionali, slogan e retorica per mascherare il vuoto di contenuti – Video

Le enunciazioni di massima dei quattro aspiranti governatori e quel linguaggio che nasconde ancora l’arroganza della vecchia politica
Le enunciazioni di massima dei quattro aspiranti governatori e quel linguaggio che nasconde ancora l’arroganza della vecchia politica
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Pippo Callipo: «La mia caratteristica è l’ascolto, ascoltare le persone e le categorie. Individuato il problema, individuare la soluzione». Carlo Tansi: «Al primo punto del mio programma c’è la lotta senza sosta contro la criminalità organizzata e la malapolitica». Francesco Aiello: «Dobbiamo pensare all’industrializzazione dell’economia regionale, a come mettere a sistema la filiera del comparto più importante». Jole Santelli: «Turismo, agricoltura e cultura, università e ricerca».

All’appello mancano la fame nel mondo e la guerra in Medioriente, per il resto l’elenco dei problemi che la politica calabrese si propone di risolvere è completo. Peccato che nessuno dei quattro contendenti, dalla Santelli a Callipo, da Tansi ad Aiello, abbia fatto il minimo sforzo di andare oltre slogan e retorica per illustrare in piazza, in tv, sui giornali anche solo due o tre concetti chiave con annessa soluzione. La lista della spesa sono bravi a farla tutti. Non era certo necessario attendere l’arrivo di un grande imprenditore, di una politica di lungo corso, di un brillante geologo o di un intraprendente professore universitario. Però si sa, il compito non scritto di ogni campagna elettorale è far sognare la gente. Peccato che i quattro aspiranti governatori facciano al più sonnecchiare.

Ad ogni modo proprio in questi giorni le parole vivono il loro massimo splendore, ma il rischio non pienamente compreso da una politica arrogante è che la affluenza alle urne il prossimo 26 gennaio si riveli addirittura peggiore del 44% del 2014. D’altronde tra gli oltre 300 candidati sparsi in tutta la Calabria ve ne sono alcuni che credono di poter mascherare il loro salto della quaglia da sinistra a destra dietro lo sposalizio con un «progetto di cambiamento». Da costoro non ci si aspetta certo che dicano che vanno a destra perché è data vincente, e perché ci sono più possibilità di sedersi su una poltrona da 10mila euro al mese. Giammai. Per non parlare degli impresentabili che si guardano bene dal fare cenni all’operazione antimafia Rinascita. Quindi si va avanti a slogan e a promesse, quello che alla politica parolaia viene meglio…

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