Regionali, Pitaro: «Il lavoro per rilanciare la Calabria»

INTERVISTA | Il candidato di “Santelli presidente” sulle imminenti elezioni, sul suo abbandono al centrosinistra, sulla questione legalità e le ricette per risollevare la regione
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Vito Pitaro
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Rimasto dietro le quinte per anni, ha deciso di metterci la faccia. «Sono certo che la gente premierà il mio lavoro lontano da ruoli di primo piano ma sempre vicino ai cittadini». Vito Pitaro, un passato da dirigente e militante di centrosinistra, alle regionali è candidato nella lista “Santelli presidente”: «Qui si decide di premiare le risorse, dall’altra parte le competenze vengono isolate». E sulla questione legalità dice: «La lotta alla ‘ndrangheta non si fa solo scendendo in piazza. Bisogna adottarla come modus vivendi».

Quali sono le priorità per la Calabria?
«L’esigenza primaria per questa regione è in assoluto il lavoro. Serve un piano strategico occupazionale che comprenda iniziative per i giovani, per i disoccupati, per i tanti precari che spesso vengono dimenticati e per i quali serve una corsia preferenziale, per gli imprenditori che hanno bisogno di sostegno per incrementare il bacino del lavoro. E poi servono investimenti nelle infrastrutture e un piano per sfruttare due settori nevralgici come agricoltura e turismo, sfruttando le nostre risorse naturali».

Quali ritiene siano state le maggiori pecche dell’amministrazione Oliverio?
«Senza dubbio il personalismo. Abbiamo avuto un presidente accentratore che ha dato un’impronta personale. Tutto è ruotato attorno a lui, compresa la giunta, con gli assessori che non hanno svolto una funzione politica e di indirizzo, ma di mera consulenza. Di fatto, il presidente Oliverio non si è fidato dei suoi collaboratori, trattenendo per sé deleghe importanti, non affidando a nessuno agricoltura e turismo. Senza contare le politiche del lavoro, sparite, e i ritardi sui bandi con una burocrazia lenta che non ha dato risposte».

Queste elezioni regionali hanno segnato, politicamente, il passaggio di molti esponenti del centrosinistra nel centrodestra, dato in vantaggio. Lei che è uno di coloro che provengono da quello schieramento, come giudica questa situazione?
«Dal centrosinistra mi sono allontanato anni fa, perché il centrosinistra, il Pd, ha fatto in modo che tanti come me si allontanassero. Il problema è che non hanno perso solo qualche dirigente o qualche consigliere comunale. Hanno perso milioni di voti in Italia e centinaia di migliaia in Calabria. Il Pd ha dimostrato di essere un partito di pochi in mano ad una ristretta nomenklatura, senza capacità di rinnovamento, isolando chi invece spingeva in quella direzione. Oggi questo rinnovamento c’è solo a parole, è a tempo determinato, giusto questo mese di campagna elettorale. Poi anche Callipo sarà messo da parte, perché perderà, e tornerà in sella la stessa gente che è lì da quarant’anni. La mia non è una scelta di opportunismo, io ho sposato un progetto politico-amministrativo perché qui, a differenza del Pd, le persone che hanno delle qualità vengono messe nelle condizioni di competere e rappresentare una risorsa».

Altro tema fondamentale della campagna elettorale è la legalità. L’inchiesta Rinascita ha messo in luce uno spaccato preoccupante nel rapporto tra ‘ndrangheta e politica. Qual è il suo pensiero?
«Per me la lotta alla ‘ndrangheta non è un punto d’arrivo in politica, ma ne costituisce la premessa. È stato sempre così e così dovrà essere sempre. Questa lotta la magistratura la fa con le inchieste, la polizia con le indagini, il politico tenendo lontano dai palazzi politici e amministrativi la ‘ndrangheta. Questa deve essere una precondizione. Ma il politico non si può fermare a questo: per sradicare la ‘ndrangheta bisogna levarle il terreno da cui attinge manovalanza criminale. E la ricetta migliore è intervenire su povertà e disoccupazione. Molti giovani sono portati a delinquere perché l’ambiente che li circonda non offre alternative. E la politica non può limitarsi a scendere in piazza o dire che non vuole i voti dei mafiosi: questo concetto deve essere assunto come modus operandi e modus vivendi. Ma subito dopo bisogna lavorare per offrire un futuro diverso alle nuove generazioni. È col lavoro che si colpisce veramente la ‘ndrangheta».

In chiusura, che tipo di risultato si aspetta da questa competizione elettorale?
«Mi aspetto che la gente, al di là degli schemi di partito, possa premiare l’attività che io ho condotto in questi anni. Non sono stato nelle istituzioni in maniera diretta, ma sono stato sempre al servizio dei cittadini, mi sono occupato di tanti problemi, quindi mi piacerebbe che venisse premiata questa attività a favore della Calabria e soprattutto di questa provincia».

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