Vibo, regionali controcorrente: il Pd risale, il centrodestra vacilla

L’analisi del voto tra vincenti a stento e perdenti di lusso: nel Vibonese trionfa soltanto la frammentazione del voto
L’analisi del voto tra vincenti a stento e perdenti di lusso: nel Vibonese trionfa soltanto la frammentazione del voto
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Vibo Valentia terra delle controtendenze politiche. Il risultato delle elezioni regionali offre diversi spunti di riflessione sul quadro locale, parzialmente divergente rispetto all’andamento nel resto della Calabria. Alcuni dati sono sorprendenti, altri prevedibili nell’esito ma non nelle proporzioni. Nel trionfo complessivo del centrodestra, ad esempio, la lista di Forza Italia, prima in Calabria, recita un ruolo marginale, piazzandosi nel Vibonese al quarto posto con l’8,44%, superata da Casa delle libertà, Lega e Santelli presidente, che ha ottenuto il maggiore consenso (13,53%, ovvero 8.679 voti).

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Giuseppe Mangialavori, che di FI è il massimo rappresentante sul territorio, e che la lista ha contribuito ad allestirla, può però vantare il lavoro fatto sulla «gemella» Santelli presidente, nella quale è stato eletto Vito Pitaro cui Mangialavori ha garantito il maggiore appoggio. Gli altri candidati che il senatore azzurro prometteva di aiutare, vedi Maria Grazia Pianura o Romano Mazza, hanno di fatto rivestito un ruolo da comparse. Pitaro, dal canto suo, ha ottenuto grande consenso (oltre 100 preferenze) in centri come Tropea, Nicotera, San Calogero, Serra San Bruno, San Gregorio d’Ippona, Mileto, Filogaso, quasi mille a Vibo Valentia.

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L’exploit che ha sorpreso tutti, invece, l’ha fatto il sindaco di Serra San Bruno Luigi Tassone, candidato all’ultimo momento dopo il niet di Callipo al nome di Bruno Censore. E l’ex parlamentare ha offerto una risposta sontuosa a chi lo dava per “morto”: 3.500 voti solo in provincia di Vibo per il suo “pupillo”, altri 1.800 tra Catanzaro e Crotone. Se il Pd nel Vibonese è al 13%, ovvero quanto la prima lista del centrodestra, il merito è sostanzialmente suo, senza dimenticare l’ottima figura di Raffaele Mammoliti che si è fermato poco sotto, a 5.281. Piccola nota a margine: il Comune di Serra verrà guidato dal vicesindaco, Jlenia Tucci, fedelissima di Nazzareno Salerno, l’ex storico “nemico” di Censore ed ormai compagno di merende.

Regionali, tutte le preferenze dei candidati consiglieri vibonesi

Un capitolo a parte lo meritano gli sconfitti di questa tornata. Ce ne sono a destra e a sinistra. Ad un passo dal centrare l’obiettivo ci sono andati sia Mimmo Consoli che Antonio Lo Schiavo. Entrambi candidati con la lista di Callipo, entrambi tagliati fuori da Francesco Pitaro che con 3.717 voti si è accaparrato l’unico seggio disponibile in questa circoscrizione. Il neurologo si è fermato a 3.675, il notaio a 3.486: 189 voti di differenza. Molti di meno dei 278 che Consoli ha preso – ad esempio – a Monterosso, centro in cui ha grande influenza Pippo Callipo, che ha evidentemente suggerito tutta la preferenza per il medico e non per il notaio, che qui ha racimolato appena 16 voti.

Regionali, sorpresa nel Vibonese: le liste più votate sono le perdenti

Un altro big rimasto a bocca asciutta è Francesco De Nisi, in assoluto il candidato vibonese più votato della circoscrizione: 6.994 voti che non gli bastano ad entrare in consiglio. L’unico seggio della sua lista va al catanzarese Baldo Esposito, che può sventolare oltre 10mila preferenze. Per De Nisi il salto a destra non ha portato fortuna. Niente da fare neanche per Michele Mirabello. Lo strappo con Censore, la corsa in solitaria fuori dal Pd, l’aiuto (che non c’è stato) degli oliveriani, hanno frenato le ambizioni del consigliere regionale uscente, che ha perso in particolare fuori provincia, dove si aspettava ben altro risultato. Al pari di Vincenzo Pasqua, altro uscente di Palazzo Campanella, che ha più che dimezzato i quasi 5.000 voti del 2014. Tanti candidati, forse troppi, per un voto estremamente frammentato che solo per poco non è costato al Vibonese la scomparsa dal palazzo più importante della politica.

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