San Calogero, il prefetto chiede di ratificare la decadenza del sindaco

Lettera del capo dell’Utg Francesco Zito al presidente del consiglio comunale. Ma Brosio si oppone: «Sono incandidabile, non decaduto»
Lettera del capo dell’Utg Francesco Zito al presidente del consiglio comunale. Ma Brosio si oppone: «Sono incandidabile, non decaduto»
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Nelle scorse ore il prefetto di Vibo Valentia Francesco Zito ha inoltrato al presidente del Consiglio comunale di San Calogero l’ordinanza con la quale la Corte suprema della Cassazione ha respinto il ricorso del sindaco Nicola Brosio, contro la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro che, il 3 ottobre 2018, lo aveva dichiarato non candidabile in conseguenza dello scioglimento per collusioni con la criminalità della precedente amministrazione da lui presieduta. Nella stessa lettera la Prefettura, facendo riferimento all’articolo 10, comma 4 del decreto legislativo 235/2012 precisa, anche, che «per effetto della definitività della pronuncia di incandidabilità il predetto amministratore decade dalla carica di sindaco e, di conseguenza, spetta all’organo consiliare di appartenenza prenderne atto». Da qui l’invito al presidente del civico consesso a notificare «la presente comunicazione ai consiglieri e a disporre la convocazione dell’organo consiliare per i successivi adempimenti di competenza», a comunicarne alla stessa Prefettura la data e, «ad avvenuta adozione, trasmettere copia della relativa deliberazione». [Continua dopo la pubblicità]

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Nicola Brosio

Sul punto interviene oggi il primo cittadino di San Calogero, il quale, con una missiva indirizzata allo stesso prefetto, «rispettosamente e con spirito assolutamente collaborativo, fin d’ora dichiarandomi pronto ad accettare ogni conseguenza in caso di non accoglimento delle considerazioni che seguono», sottolinea come l’ipotesi normativa 235/2012 richiamata (Legge Severino) non risulti applicabile al caso che lo riguarda. Nella lettera Brosio chiede, anche, d’incontrare il massimo rappresentante territoriale di Governo, «al fine di meglio chiarire la vicenda e a tutela della mia posizione giuridica, riconfermando che, nonostante ritenga non attinente alla mia vicenda le ipotesi di decadenza indicate dalla norma citata, accetterò un’eventuale dichiarazione di decadenza da parte del consiglio comunale». Entrando nel merito della questione e citando la suddetta normativa, nello scritto il sindaco di San Calogero spiega come presupposti validi ai fini della decadenza siano le sentenze definitive di condanna e i provvedimenti nei confronti di coloro che si sono macchiati di delitti di natura penale. «Ebbene, sicuramente non le sfuggirà – sottolinea, al riguardo, rivolto al prefetto Zito – che nei miei confronti non è stata pronunciata alcuna condanna penale definitiva, tanto è vero che correttamente la comunicazione non è pervenuta dal Pm, ma dall’Avvocatura dello Stato. Tanto perché la Cassazione ha pronunciato la conferma della sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro chiaramente vertendosi quindi in ambito dei diritti soggettivi della persona e non in quello penale, quindi in ambito strettamente civile».
Nella sua lettera Brosio segnala, altresì, che la sentenza dichiaral’incandidabilità alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, che si svolgeranno in Calabria, solo«limitatamente al primo turno elettorale successivo al passaggio in giudicato della presente sentenza, con ciò rilevando che in alcun passaggio è possibile riscontrare ipotesi di decadenza.

Sarebbe bastato inserire la semplice locuzione “…e se in carica decade”, ma tanto non sussiste né nel testo della legge, né nelle pronunce giurisprudenziali». A suffragio della propria tesi il sindaco di San Calogero prende, infine, ad esempio un caso identico riscontratosi in un altro Comune, in cui «il suo organo consiliare ha adottato una deliberazione di segno contrario alla decadenza uniformandosi ad apposito parere redatto dall’esimio professore Michele Salazar». La lettera indirizzata al prefetto Zito si conclude – oltre che con la richiesta di un incontro – ribadendo«ancora una volta che la presente non è motivata dalla volontà di mantenere la carica, visto che mancano oramai solo tre mesi alla sua scadenza naturale, ma esclusivamente dalla voglia di ben inquadrare la vicenda, non facendola diventare argomento per screditare la mia persona e, peggio ancora, l’Istituzione che finora ho rappresentato, orgogliosamente e, credo anche, nel giusto».

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