Comunali a Pizzo, Borrello replica a Callipo: «Il sindaco è in stato confusionale»

Per l’ex consigliere regionale e sfidante del primo cittadino sarebbe lui «il responsabile del disastro ambientale in cui è sprofondata la città»

Per l’ex consigliere regionale e sfidante del primo cittadino sarebbe lui «il responsabile del disastro ambientale in cui è sprofondata la città»

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Antonio Borrello

«Anche se sono convinto dell’integrità delle facoltà mentali del sindaco uscente devo registrare, però, che rispetto a come e cosa dice dà netta l’impressione di essere caduto in uno stato confusionale senza ritorno. Le ripetute mistificazioni di cui si è reso protagonista in queste ultime ore non mi consentono di pensare a cause diverse, visto che non trova di meglio che richiamare un passato di cui dimostra di disconoscere ciò che realmente è successo, ma pur di gettare fango si inventa una causa di mia incompatibilità ed uno scioglimento del consiglio comunale di Pizzo nel quinquennio del mio sindacato».

Non si è fatta attendere, a Pizzo, la replica dell’ex consigliere regionale Antonio Borrello, candidato sindaco nelle imminenti elezioni comunali contro l’attuale sindaco di Pizzo Gianluca Callipo in una competizione che vede schierata anche la candidata cinquestelle Carmen Manduca. Proprio l’attuale primo cittadino aveva sollevato nei giorni scorsi una causa di incompatibilità alla carica di sindaco di Borrello, ricordando una condanna a risarcire il Comune napitino di una somma pari a 90mila euro per danno erariale.

Comunali a Pizzo, Callipo cala l’asso: «Borrello incompatibile con la carica di sindaco»

«Evidentemente – scrive Borrello – alla stregua del suo leader di partito, noto come “il bulletto di Rignano”, perde le staffe quando è attaccato sulla sua conclamata insipienza amministrativa che lo ha portato ad essere, non solo la guida dell’amministrazione comunale più inconsistente della storia di questa città, ma il firmatario esclusivo del disastro finanziario in cui ha fatto sprofondare un’intera collettività».

Per l’ex consigliere regionale «anziché chiedere scusa alla città, ma fortemente preoccupato di poter perdere il piedistallo dal quale riuscire a governare i processi di un territorio, dove l’azienda più impegnata ad espandere le maglie speculative di una rete a largo raggio è quella di cui lui e la sua famiglia detengono il 90% delle azioni, non trova di meglio che insultare in modo scomposto un avversario del quale teme di poter essere sopraffatto, fregandosi di scadere nel malcostume politico».

E ancora, «in ogni caso è evidente, qui si, che si trova invischiato in un conflitto di interessi di proporzioni inaudite e del quale deve dare conto certamente in ambito politico-amministrativo, ma anche e soprattutto alla gente di Pizzo. Tornando al primo punto, solo uno sprovveduto come lui può pensare che sarei stato così stupido da affrontare una competizione elettorale sapendo di versare in una condizione di incompatibilità che allo stato non esiste e con ogni più ampia facoltà di prova».

Il riferimento si fa più preciso quando Borrello ricorda che riguardo «allo scioglimento del consiglio avvenuto nel 1993, la legislatura interessata è stata quella successiva alla mia (1985-1990), al sorgere della quale sono stato defenestrato ad opera di una triade imprenditoriale, cosiddetta delle “3 C” , e delle quali una porta lo stesso cognome del “bulletto di Pizzo” , e da cui sono scaturiti i disordini urbanistici più scandalosi della nostra storia e chiaramente indicati nel decreto di scioglimento del presidente della Repubblica».