«Emarginato e logorato, ecco la verità sulle mie dimissioni»

L’avvocato Mario Rizzo, già capogruppo del Pd, è tra i 7 consiglieri comunali di Ricadi che hanno determinato la fine anticipata del mandato del sindaco Giulia Russo. E ora riserva pesanti bordate all’ex primo cittadino
L’avvocato Mario Rizzo, già capogruppo del Pd, è tra i 7 consiglieri comunali di Ricadi che hanno determinato la fine anticipata del mandato del sindaco Giulia Russo. E ora riserva pesanti bordate all’ex primo cittadino
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di Mario Rizzo*

La conclusione anticipata della consiliatura al Comune di Ricadi ed il legittimo conseguente clamore suscitato, mi spingono ad esprimere, pubblicamente, alcune mie brevi considerazioni al riguardo. Ancor più mi spinge in questa direzione l’aver appreso, dai giornali, che la vicenda per cui si discute è stata, finora, interpretata a senso unico

Mai avrei voluto essere fra i protagonisti di una scelta così difficile e lacerante e mai avrei voluto contribuire a decretare, insieme a tutti gli altri, nessuno escluso, la fine di un progetto per il quale avevo speso impegno, passione, disponibilità ed amore per il mio paese. [Continua]

Mario Rizzo

Bisogna, però, essere franchi e superare ogni ipocrisia nel dirsi e nel dire a tutti che il quadro dei rapporti che si erano sviluppati e consolidati in seno alla maggioranza, capeggiata dal sindaco, non mi consentivano più di andare oltre e non consentivano, purtroppo, la prosecuzione di questa esperienza amministrativa.

La decisione di concludere la consiliatura prima della sua naturale scadenza non è giunta a cuor leggero, ma è il frutto di una profonda riflessione che ha dovuto, ahimè, tener conto di una grave e logorante situazione di progressiva emarginazione politica e amministrativa subita da me e da tutti coloro i quali sono stati costretti a rassegnare le dimissioni.

Ho vissuto, per mesi, il disagio derivante dal non poter dare il mio fattivo contributo all’attività amministrativa e dal vedermi chiuse, quotidianamente, le porte ad ogni forma di dialogo. Sono stato, scientemente, escluso perché “colpevole” di appartenere ad un partito politico (il Partito democratico) di cui continuavo e continuo ad andare fiero… colpevole di avere delle mie idee politiche e di essere coerente con le stesse… ma, soprattutto, colpevole di non essermi piegato di fronte a chi aveva ed ha una concezione assolutamente padronale della politica e  dell’amministrazione

La mortificazione della dignità e della buona volontà di chi, come me e come gli altri sei consiglieri, si è speso per la comunità in maniera gratuita e senza chiedere né incarichi né prebende di alcun genere, hanno portato, inevitabilmente, alle dimissioni massive.

Io, le mie dimissioni le avevo già date, circa una settimana prima, da capogruppo della maggioranza. Infatti, a fronte del profondo mutamento degli equilibri politici all’interno della maggioranza che hanno portato, nell’autunno scorso, alla fuoriuscita, dal Pd, di quattro componenti della Giunta, sindaco compreso, ho dovuto risolvere, con le dimissioni da capogruppo, la situazione di conflitto politico che si era creata e che, progressivamente, si acuiva.

E queste dimissioni (che ho volutamente tenuto lontane dal clamore mediatico comunicandole, soltanto, in forma riservata, al segretario provinciale del Pd Enzo Insardà) le avevo date anche nella speranza che il successivo incontro/confronto, in seno alla maggioranza, per la scelta del nuovo capogruppo, potesse essere l’occasione per ricucire i rapporti e per far ragionare chi aveva deciso di governare il Comune escludendo tutti coloro che avevano idee diverse dalle sue e, soprattutto, escludendo i cittadini da ogni e qualsiasi forma di partecipazione alle scelte fondamentali della vita della nostra comunità.

E, invece, è successo l’impensabile: il sindaco, segretamente organizza e, altrettanto segretamente, tiene un incontro con altri (non tutti, ma scelti a suo piacimento) membri della maggioranza per decidere, senza che io venissi informato e senza che io potessi esprimere la mia opinione, chi dovesse rivestire la carica di nuovo capogruppo…

Il sindaco ha, dunque, con il suo inequivocabile comportamento, decretato la mia esclusione dalla maggioranza consiliare. E, ancor peggio, l’ha decretata nel totale silenzio degli altri membri della maggioranza che hanno partecipato all’incontro, i quali sono rimasti del tutto inerti di fronte ad un gesto politico così evidentemente folle

Ancora una volta è prevalso, nel sindaco, l’individualismo esasperato ed esasperante, di cui ha parlato, non a caso, in una recente nota il segretario provinciale del Pd Enzo Insardà, unitamente al suo irrefrenabile desiderio di “punire” chi osa criticare, seppur costruttivamente, il suo operato e le sue idee.

Capite bene che erano, ormai, venute meno, mio malgrado, le condizioni minime di dialogo e di confronto e che la prosecuzione di questa esperienza amministrativa, in un siffatto clima politico improntato alla reciproca diffidenza, sarebbe stata dannosa e, in ogni caso,  non all’altezza dei bisogni del nostro territorio e della nostra comunità che merita, senza dubbio,  ben altra e migliore guida.

Io sono entrato in politica con l’intenzione di  servire i miei concittadini e non per vederli mortificati, quotidianamente, nelle loro legittime e sacrosante aspirazioni. Il nostro Comune deve essere guidato da persone umili e, soprattutto, da persone che hanno una visione del futuro, che hanno, ancora, la voglia di sognare e di valorizzare i sogni di tutti i cittadini quale che sia la loro appartenenza politica e quale che sia la loro provenienza e/o origine familiare.

*ex consigliere comunale di Ricadi