Centrosinistra, Consoli: «Non vogliamo balcanizzare ma includere»

Le riflessioni del promotore di “Umanesimo sociale” e i contorni di un progetto «che rappresenta ogni area ed è aperto a tutti i mondi alternativi al centrodestra»
Le riflessioni del promotore di “Umanesimo sociale” e i contorni di un progetto «che rappresenta ogni area ed è aperto a tutti i mondi alternativi al centrodestra»
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Domenico Consoli insieme a Pippo Callipo
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In risposta al nostro articolo dal titolo Vibo, la balcanizzazione del centrosinistra e le lotte “ad excludendum”, pubblichiamo la riflessione di Domenico Consoli, promotore del “manifesto per un umanesimo sociale” che coinvolge diverse personalità del centrosinistra vibonese.

di Domenico Consoli *

Gentile dottore Mazzeo,
La ringrazio molto per il suo articolo che mi dà l’opportunità di meglio chiarire la proposta avanzata dal gruppo dei promotori di “Umanesimo Sociale”. Se si perviene alle conclusioni da Lei tratte è a causa di un equivoco le cui responsabilità vanno ricercate sicuramente in chi ha avanzato la proposta. Sono qui appunto per provare a chiarire anche perché la proposta era ed è finalizzata al massimo della inclusività  che è l’esatto contrario della balcanizzazione non già del Pd ma di quell’universo culturale sociale e politico che trae origine dall’Umanesimo sociale.

I promotori dell’iniziativa che hanno condiviso un progetto inclusivo, tutt’altro che ad excludendum, rappresentano parte del variegato mondo suaccennato e più specificamente Iric, il mondo del lavoro, il Pd, i Democratici progressisti ed il composito ed articolato mondo dell’opposizione al centrodestra del Comune di Vibo che non si identifica nel solo Pd.

Nella proposta quindi c’è il richiamo ad un manifesto di valori che vuole attirare partiti, gruppi politici, ambientalistici, del mondo del lavoro espressione di domini culturali simili ma non identici a quelli già rappresentati, da gruppi che rivendicano il rispetto alla legalità, di tutela dell’uguaglianza sociale, appartenenti al pianeta donna, rappresentativi della cultura cattolica della dottrina sociale della chiesa, del volontariato, della difesa delle diversità etniche etc.

I riferimenti di singoli che si identificano già nei mondi dei firmatari del documento sono di fatto già inclusi nel novero del comune sentire e ben rappresentati da figure di riferimento già presenti. Ove taluno dovesse sentirsi non rappresentato dai promotori perché la sua sensibilità politico-culturale appartiene ad da altra caratterizzazione, aderirà come partito altro, anche per delega, come associazione, come gruppo spontaneo, ma non come singolo.

L’adesione deve essere di possibile copertura di ogni area e di ogni sfaccettatura del complesso mondo da cui deriva ogni formazione e che trova origine nell’Umanesimo sociale che è momento di differenziazione dell’umanesimo liberale e da quello nazionalista. Gestire il processo di sintesi tra diverse sensibilità è la sfida che chi ha proposto il manifesto, vuole raccogliere. È questa la difficoltà. Ma tale difficoltà sarà facilitata dalla non polverizzazione (balcanizzazione) derivante dall’adesione di singoli ma dal contributo di adesione di ambiti culturali che hanno dei distinguo ma non delle settorializzazioni delle diversità che devono diventare, nella sintesi, espressione di pluralismo quindi di ricchezza.

La riuscita della realizzazione di questa intuizione e di questa proposta cui tutti dobbiamo tendere rappresenterà la vittoria di tutti e sarà sintesi, non divisione, come nel Dna costitutivo di questo progetto.

* Primario Emerito di Neurologia Asp Vibo Valentia

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