Centrosinistra a Vibo, Di Bartolo: «La balcanizzazione è la triste realtà»

Il giovane dirigente dem stigmatizza i «personalismi ostinati alimentati dalle ambizioni deluse» e difende l’operato del segretario Insardà: «dirigente che gode di ampio sostegno»
Il giovane dirigente dem stigmatizza i «personalismi ostinati alimentati dalle ambizioni deluse» e difende l’operato del segretario Insardà: «dirigente che gode di ampio sostegno»
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«Percepisco in maniera distante le schermaglie interne che distraggono il Partito democratico e che abitualmente finiscono per tediare ingenerosamente l’opinione pubblica. Da questo punto di vista, mi ha incuriosito la descrizione pubblicata in un articolo di ieri l’altro da Il Vibonese, a proposito della “balcanizzazione del centrosinistra”. Certo, può non piacere, ma descrive la realtà oggettiva di una discussione poco esaltante e sotto alcuni aspetti già vista (per non dire che ormai la conosciamo a memoria)». 

È questo il giudizio di Giovanni Di Bartolo, dirigente del Partito democratico di Vibo Valentia e vicesegretario regionale dei Giovani democratici, in relazione al dibattito che in questi giorni attraversa il centrosinistra vibonese  dopo l’iniziativa lanciata dal primario emerito Domenico Consoli, che ha promosso un manifesto sociale al quale hanno aderito diversi esponenti dem, e al clima di resa dei conti che si respira (per la verità da diverso tempo ormai) nella Federazione vibonese del Pd. [Continua]

Di Bartolo fa il punto. «Abbiamo avviato un percorso per la costruzione di un progetto politico sul territorio – afferma – e per quel che mi compete, insieme a tanti altri, abbiamo deciso di fare la nostra parte per affermare impegno e contenuti diversi. Il Pd può raggiungere questo obiettivo, ma la strada è stretta. Dobbiamo essere promotori di un cantiere per una nuova visione del territorio; dobbiamo fare un passo avanti per aprirci a nuove sinergie, senza timore nel confrontarci con realtà differenti, perché la politica da sola non può farcela».

Per il giovane esponente del partito «non giovano gli atti d’indisciplina suggeriti dalla voglia di primeggiare, i personalismi ostinati alimentati dalle ambizioni deluse, gli attacchi tipici da faida tribale di sedicenti dirigenti che riducono tutto ad una malattia di lungo decorso. L’individualismo non dà tregua, ma noi abbiamo bisogno di costruire comunità. Abbiamo bisogno di perseguire obiettivi ambiziosi, di studiare e di confrontarci.  L’impegno di domani – conclude – deve continuare in questa direzione, convinto della piena condivisione e del ruolo di garanzia del segretario provinciale Enzo Insardà, in qualità di figura di riferimento e di dirigente che gode di ampio sostegno sul territorio e presso la segreteria nazionale del partito».  

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