Bandi inclusione sociale, Miceli: «Quei fondi sono per i più deboli»

Dopo le polemiche dei giorni scorsi l’argomento torna d’attualità e verrà affrontato nel consiglio comunale di lunedì. Il consigliere: «Il Comune non può disporre come vuole di quei finanziamenti, il bando va rivisto»
Dopo le polemiche dei giorni scorsi l’argomento torna d’attualità e verrà affrontato nel consiglio comunale di lunedì. Il consigliere: «Il Comune non può disporre come vuole di quei finanziamenti, il bando va rivisto»
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Tornano a fare discutere i bandi per l’inclusione sociale pubblicati dal Comune di Vibo Valentia, in qualità di capofila del distretto socio-assistenziale, dopo le aspre polemiche dei giorni scorsi, anche all’interno della maggioranza. A riportare d’attualità l’argomento ci pensa il consigliere comunale d’opposizione Marco Miceli, che ha protocollato un’interrogazione su due dei tre bandi, che verrà discussa nel consiglio di lunedì.

«Entrambi i bandi – evidenzia Miceli nel testo – rimettono all’esclusiva discrezionalità dell’ufficio di piano, senza che possano essere avanzate pretese o osservazioni da alcuno, il potere di tenere a disposizione per sé due o più figure professionali, tra quelle reclutate attraverso le predette procedure, che dovranno garantire la loro presenza presso la sede di Vibo Valentia nei giorni e negli orari di funzionamento dell’ufficio. In sostanza, l’ufficio di piano può scegliere di disporre a proprio piacimento di due o più figure professionali che, invece, dovrebbero essere avviate alle rispettive mansioni da parte del coordinatore, la cui figura, tra l’altro, è prevista dagli stessi bandi».

Innanzitutto, precisa il consigliere comunale, «occorre rilevare che i fondi stanziati per la corresponsione dei pagamenti agli aggiudicatari degli appalti e, di conseguenza, ai lavoratori che verranno reclutati attraverso le procedure predette, sono destinati alle fasce più deboli della società, uniche titolari del diritto di usufruirne. Tanto è precisato all’interno degli stessi capitolati d’appalto emessi dal Comune e, precisamente sia negli articoli che determinano l’oggetto dell’appalto, sia in quelli che ne specificano gli obiettivi». Ne consegue che la discrezionalità conferita all’ufficio «è in contrasto con quanto disposto dagli stessi capitolati d’appalto». Inoltre, l’eventuale carenza di personale addetto agli uffici comunali «non può essere colmata attingendo a fondi di cui il Comune, di fatto, non ha né la titolarità, né la disponibilità, trattandosi di somme stanziate, si ribadisce, per garantire assistenza educativa domiciliare o sostegno educativo scolastico ed extra scolastico a chi ne ha bisogno». «Tale profilo di rilevabile illegittimità – precisa poi Miceli – non è in alcun modo scalfito dal riferimento che il bando fa all’utilizzo dei lavoratori destinati agli uffici comunali per la realizzazione di attività previste dal Pon e non per attività amministrative».

Infine, tenuto conto che gli appalti vanno dal primo giugno 2020 al 31 dicembre 2020 ma l’attività didattica «cesserà il 31 maggio 2020 e pertanto i servizi previsti dagli appalti stessi non potranno essere svolti, quanto meno fino ad ottobre 2020», Miceli interroga il sindaco Maria Limardo per sapere se «intende o meno rimandare ai preposti uffici quanto in via amministrativa occorrente, al fine dell’eliminazione dei vizi dedotti dalla presente interrogazione».

«Con questo atto consiliare che ho appena protocollato – afferma a margine Marco Miceli – produco un’ulteriore azione a tutela delle fasce di popolazione più deboli e disagiate in linea con i principi, gli ideali e i valori che contraddistinguono la parte politica a cui appartengo. Come ho già dimostrato con precedenti iniziative da me promosse, ho molto a cuore la lotta a ogni forma di discriminazione e la tutela dei diritti dei soggetti più deboli. Per poter agire in tal senso con concretezza non basta farlo attraverso proclami ma con azioni e atti politico-amministrativi efficaci. Importante quindi è favorire la politica dei contenuti alla vuota e improduttiva loquela che non certo favorisce la partecipazione e il confronto – conclude l’esponente del Partito democratico -, indispensabili processi unitari per la creazione di un’alternativa alla gestione della cosa pubblica».

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