mercoledì,Maggio 5 2021

Vibo, l’opposizione “spuntata”. Ma la resa del Pd ha origini lontane

IL COMMENTO | In attesa del reintegro di Lo Bianco, restano in due nel gruppo consiliare. Ma la fragilità di tutta la minoranza era già prevedibile (e prevista) dalla composizione del cartello elettorale del 2019

Vibo, l’opposizione “spuntata”. Ma la resa del Pd ha origini lontane
Il Comune di Vibo

Presto tornerà in sella anche Alfredo Lo Bianco, e nel Partito democratico saranno di nuovo in tre a ballare l’Hully Gully. Perché ormai erano rimasti in due, i due Stefano, Luciano&Soriano, nel gruppo consiliare di Vibo Valentia. Da ieri, infatti, è ufficialmente fuori anche Azzurra Arena, che ha comunicato la sua decisione di transitare nel gruppo misto in attesa di capire dove intenderà collocarsi, e c’è addirittura chi vocifera di un doppio salto carpiato fino ai banchi della maggioranza. Ma saranno sicuramente malelingue.

Comune Vibo, nel Pd restano in due a ballare l’Hully Gully

Ad un anno ormai dall’insediamento dell’amministrazione Limardo, una delle poche certezze è la litigiosità dell’opposizione. Gruppi che si creano e si sfaldano nel giro di una notte, abbandoni polemici, abbandoni inspiegati, frecciatine, salti in maggioranza. Senza tenere conto delle azioni della magistratura che hanno pure contribuito a determinare diversi assetti politici tra le fila della minoranza a Palazzo Luigi Razza.

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Ma puntare tutto sulla (conclamata) incapacità di aggregazione del maggiore partito, il Pd, è comunque riduttivo. Per comprendere le cause di una tale frammentarietà è sufficiente fare un salto indietro di un anno, quando andava formandosi il cartello elettorale di Stefano Luciano. Una coalizione che ha unito pezzi eterogenei, formazioni politiche agli antipodi (inutile ricordare il caso dell’alleanza Sovranisti-Pd), ma che soprattutto ha offerto rifugio a chi di colpo si era trovato senza casa. Una coalizione che aveva in comune soltanto un elemento: non voler stare col centrodestra. In pratica tutti quelli che non si riconoscevano nel nero hanno deciso di diventare bianchi. Scordandosi che in mezzo c’era una scala di grigi lunga un chilometro.

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Fuor di metafora, con Luciano hanno trovato casa i Progressisti di Antonio Lo Schiavo, dopo che lo stesso Lo Schiavo si era tirato fuori da una seconda corsa a sindaco; Progressisti che hanno portato in consiglio Loredana Pilegi con una formazione (Vibo prima di tutto) messa su da quell’Enzo Mirabello che oggi sposa Mimmo Consoli, a differenza dell’unica eletta della “sua” lista; gli ex camerati di Franco Bevilacqua e Pino Scianò, che hanno portato in consiglio Pietro Comito; ed ancora, quella Vibo Unica che era il gruppo originario di Luciano, col quale aveva amministrato quasi tre anni insieme ad Elio Costa ed al centrodestra, e che con il primo sole di giugno 2020 si è sciolta.

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L’impressione è che di questo centrosinistra al Comune di Vibo Valentia non interessi a nessuno, a cominciare dai suoi protagonisti. Più nello specifico, la sensazione è che al Partito democratico, che ha abbandonato sul nascere l’ambizione legittima di guida della coalizione, non crede più nessuno. E forse non da ora. La prova la si è avuta proprio un anno fa, quando bisognava menar le mani per costruire un progetto vincente e quando invece ci si è accorti che il massimo sforzo prodotto è stato di consegnare il partito leader del centrosinistra mani e piedi (e voti) a chi era già pronto allo start.

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Tanto che la frase cult negli ambienti politici di quella campagna elettorale era sempre la stessa, ripetuta da più parti: «Con Luciano non andiamo da nessuna parte, ma io che dovevo fare? Starmi a casa? Mi candido lo stesso, vediamo come va…». È andata malissimo. E forse andrà sempre peggio, con un partito che ha avuto la capacità di dire, a poche ore dalla batosta elettorale del 2019: «Ora dobbiamo rialzare la testa per costruire una alternativa seria al centrodestra che guida la città da ormai dieci anni». Appunto, avevano avuto dieci anni per costruire l’alternativa seria. Un partito a lievitazione lenta.

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Intanto il centrodestra gongola. Un centrodestra che in consiglio comunale, appena messo alla prova, ha fatto vedere tutta la sua pochezza politica. Una coalizione che ha tante figure di spicco quanti sono i milioni in cassa all’ente… E che malgrado ciò può dormire sonni serenissimi. Ecco perché fanno tenerezza le dichiarazioni di qualcuno dell’opposizione che ogni tanto si alza per mettere in guardia la maggioranza, con frasi del tipo «un’amministrazione lacerata», «litigi che frenano l’azione politica» ed altre robe del genere. Finche Giuseppe Mangialavori e Vito Pitaro non decideranno che è ora di dire basta, tutte le “tensioni” nella maggioranza avranno il massimo effetto di un solletichino sulla pancia di un bambino. E con questa opposizione, anche la più incapace delle amministrazioni può governare mille anni o forse più…

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