Calabria a rischio “zona rossa”, per Mirabello sarebbe una «misura punitiva»

L’imprenditore esprime solidarietà alle categorie maggiormente esposte al possibile lockdown e attacca la politica regionale: «Pensa a nomine e incarichi anziché potenziare la sanità»
L’imprenditore esprime solidarietà alle categorie maggiormente esposte al possibile lockdown e attacca la politica regionale: «Pensa a nomine e incarichi anziché potenziare la sanità»
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La prospettiva di una Calabria “zona rossa” con un lockdown pressoché totale preoccupa soprattutto le categorie produttive già impegnate nella complicata ripresa dopo le serrate della prima ondata. A farsi interprete del malcontento che serpeggia nella classe imprenditoriale, a Vibo, è Vincenzo Mirabello, operatore del settore “food e beverage”, già impegnato in politica, che affida alla stampa una sua riflessione.  

«Rispetto all’eventuale l’inserimento della Regione Calabria come “zona rossa” nell’emanato Dpcm, si rende necessaria una breve considerazione. L’incidenza dei contagi sicuramente non è dei più elevati – afferma Mirabello – tale da giustificare l’inserimento nella zona cosiddetta zona rossa. Altresì è innegabile che la decisone derivi dalla carenza di posti letto nelle terapie intensive; ciò è inaccettabile in una nazione che si possa definire civile. Al contempo necessita che la Regione spenda i fondi necessari che sono stati attribuiti nell’assunzione dei medici, dei sanitari nonché nel potenziamento delle strutture ospedaliere».

Quindi aggiunge: «ritengo errata la chiusura totale delle attività commerciali, attività imprenditoriali e produttive che costituiscono il vero motore dell’economia. Bar, ristoranti ed attività già hanno messo in atto le misure di sicurezza volte ad impedire ed il diffondersi del Covid; tale chiusura rappresenta una misura sanzionatoria, profondamente afflittiva di un comparto che si era rimesso in moto e si era adeguato alle misure di sicurezza nell’interesse pubblico primario dell’incolumità pubblica della collettiva e di quella propria. Occorre invece – prosegue l’imprenditore – potenziare le strutture ospedaliere e recensire immobili di proprietà pubblica inutilizzati; non solo il Governo ma la Regione s’impegni e si attivi con solerzia ed efficacia a garantire la salute senza dover disporre chiusure immotivate che non fanno altro che creare situazioni di disagio economico».

Mirabello tuona: «i nostri politici regionali non si prodighino per garantire i loro privilegi e nomine  in zona Cesarini…  e si mettano a lavorare sulle sofferenze della popolazione calabrese. La collaborazione che mettono in atto nel decidere insieme nomine, indennità e benefit vari, la mettano in pratica per sbloccare fondi per la sanità calabrese e si rendano seri interlocutori nelle sedi opportune, vedi Conferenza Stato/Regioni, per far valere le ragioni della Calabria. Si deve porre rimedio alle ingiuste chiusure e alla cattiva gestione sanitaria. Rivolgo la mia vicinanza ai commercianti, agli imprenditori, alle famiglie calabresi e sprono le istituzioni ad agire nell’interesse della collettività».