Stefano Luciano in Ap: «Il Vibonese resta ai margini se non ben rappresentato» (VIDEO)

 Intervista al presidente del consiglio comunale di Vibo dopo il patto federativo con il sottosegretario Tonino Gentile: «Al Comune resteremo coerenti con la maggioranza. Il Pd? Siamo pronti al dialogo con tutte le forze progressiste»

 Intervista al presidente del consiglio comunale di Vibo dopo il patto federativo con il sottosegretario Tonino Gentile: «Al Comune resteremo coerenti con la maggioranza. Il Pd? Siamo pronti al dialogo con tutte le forze progressiste»

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stefano luciano
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Nonostante l’abbandono del ministro Alfano e il “discioglimento” del partito sancito nel corso dell’ultima assemblea nazionale, Alternativa Popolare continua a fare proseliti in Calabria. Succede a Vibo Valentia dove, com’è noto, “Vibo unica“, gruppo consiliare che fa capo al presidente del consiglio comunale Stefano Luciano, ha stretto un patto federativo con il sottosegretario Tonino Gentile lanciato, quest’ultimo, verso la nomina a coordinatore nazionale del partito

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Un patto, quello stretto tra Luciano e Gentile, che non mancherà di avere ripercussioni anche nel consiglio comunale di Vibo Valentia dove, insieme allo speaker di Palazzo Luigi Razza, aderisce alla federazione anche una pattuglia composta da sette esponenti tra assessori e consiglieri. Specie in relazione alla doppia anima di “Vibo unica” che, se nell’emiciclo cittadino sostiene la maggioranza Costa insieme a Forza Italia, avrà come antagonisti proprio i berlusconiani alle prossime elezioni politiche in ragione dell’allenza che vedrà Ap schierata al fianco del Pd. Un accordo che, tradotto in soldoni, finirebbe col portare acqua al mulino del deputato Pd Burno Censore a discapito del candidato di Forza Italia Giuseppe Mangialavori, vicecoordinatore regionale degli azzurri, e protagonista insieme a Luciano dell’alleanza che tiene in vita la maggioranza Costa. 

Luciano, quali sono quindi le motivazioni che l’hanno spinta ad aderire alla proposta del sottosegretario Tonino Gentile?

«Intanto la decisione è stata assunta concordemente da tutto il gruppo “Vibo unica”. Adesione che rimane sotto forma di federazione in quanto la sensibilità politica e l’autonomia sul territorio rimangono intatte. La motivazione di fondo di federarci con un partito che ha una dimensione nazionale e, in particolare, con il partito rappresentato dal sottosegretario Gentile, è funzionale ad un rilancio del territorio di Vibo Valentia affinché quest’ultimo possa essere proiettato in una dimensione più ampia, che vada al di fuori dei confini del territorio, ed iniziare a strutturare delle mediazioni che possano portare un contributo fattivo in termini di sviluppo complessivo. Questo territorio, se rimane non rappresentato in maniera forte nell’ambito della politica romana e regionale, corre il rischio di rimanere tagliato fuori dai processi di sviluppo che da qui in poi dovrebbero essere portati avanti».

Questo vuol dire che Stefano Luciano è pronto a candidarsi alla prossime Politiche?

«Allo stato non sono nelle condizioni di poterlo dire, anche perché l’individuazione di un possibile candidato dovrà avvenire attraverso una discussione complessiva che veda coinvolti i consiglieri comunali e gli assessori, ma soprattutto tutti coloro i quali si riconoscono in quest’area moderata e riformista che è un’area molto vasta. La dissoluzione sul territorio di alcuni partiti di centro, ha determinato un contenitore abbastanza ampio con il quale confrontarsi, e solo all’esito di una discussione politica ad ampio raggio si potrà eventualmente individuare un candidato».

L’alleanza Ap-Pd apre inevitabilmente un conflitto con l’area di centrodestra. Questo potrebbe influire sugli equilibri del Comune di Vibo?

«Intanto bisogna partire dal presupposto che questa tipologia di valutazioni, che attengono alle dinamiche consiliari, verranno espresse nelle sedi opportune dai consiglieri e dal capogruppo. Io mi limito a fare una considerazione politica generale, dicendo che la mia lista ha concorso alle elezioni amministrative del 2015 da una prospettiva moderata e riformista, ed ha strutturato un accordo politico con altre sensibilità moderate e riformiste. La destra non è entrata ufficialemente a far parte di questa coalizione, che poi ha portato alla vittoria del sindaco Costa. Quindi io mantengo con il mio gruppo una posizione coerente con la posizione espressa prima della campagna elettorale che ha determinato poi questo risultato, che noi oggi rivendichiamo con le presenze istituzionali. Per quanto riguarda il rapporto con il Partito democratico io mi sento di non escludere il dialogo con nessuna forza progressista, che ovviamente non sia caratterizzata da estremismi ideologici, perché questo particolare momento storico spinge tutte le forze politiche sane ad un confronto sincero e approfondito per unire le migliori energie al fine di affrontare i vari problemi del territorio. Solo attraverso un confronto a largo raggio con quelle forze politiche che intendono misurarsi sui programmi di sviluppo, è possibile aprire un dialogo. Io non ho pregiudizi sul piano politico rispetto a nessuna forza che abbia queste caratteristiche».   

Ecco l’intervista integrale:

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