Buoni spesa a Vibo, il Pd bacchetta il sindaco: «Confonde la proposta con la propaganda»

Per il coordinamento cittadino guidato da Francesco Colelli, il bando «avrebbe bisogno di essere valutato con più attenzione. Attualmente sembra una gara a chi arriva primo»
Per il coordinamento cittadino guidato da Francesco Colelli, il bando «avrebbe bisogno di essere valutato con più attenzione. Attualmente sembra una gara a chi arriva primo»
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«È ormai un dato di fatto che il Partito democratico con il sindaco Maria Limardo ha seri ed evidenti problemi di comunicazione. Prendiamo atto del giudizio di “pretestuosità” affibbiato alle nostre proposte e, stavolta, alziamo le mani e ci arrendiamo. Ci arrendiamo di fronte a cotanta presunzione nel voler a tutti i costi rimanere in solitudine in una triste stanza dei bottoni, dove, anziché fare il sindaco, ci si crede di essere l’addetto alla censura, che etichetta le proposte come ammissibili (quasi mai) e inammissibili (quasi sempre)». È quanto afferma, in una nota, il coordinamento cittadino del Pd di Vibo Valentia guidato da Francesco Colelli. Oggetto della reprimenda è la proposta, avanzata qualche giorno addietro dai dem, di istituire una Commissione per l’erogazione dei buoni spesa Covid.

Francesco Colelli

«Cosa avevamo chiesto di così inaudito a “Sua maestà il sindaco”? Insieme ad altri esponenti delle opposizioni – ricorda Colelli – avevamo proposto l’istituzione di una commissione per la valutazione delle richieste di buoni spesa, al fine di garantire la massima correttezza nell’erogazione del servizio. Sia chiaro: nessuno mette in dubbio la buona fede degli uffici comunali; la nostra idea era semplicemente quella di aprire il confronto a quelle realtà, associative, partitiche e clericali, che la povertà la vedono ogni giorno, la conoscono e sanno dove e come intervenire. Non riusciamo a capire cosa ci sarebbe stato di male e di “pretestuoso” nel coinvolgere persone rispettabilissime e che, viste le loro azioni sul territorio, godono di stima incondizionata e riconosciuta da tutta la popolazione vibonese».

Quindi aggiunge: «Avevamo pensato che, ad esempio, quel bando “celerissimo” fatto da questa Amministrazione, forse avrebbe bisogno di essere valutato con più attenzione. La formulazione attuale infatti sembra essere più una gara a chi arriva primo: ma il sostegno a chi ha bisogno non deve essere visto in questo modo. Non fissare una data di scadenza delle domande, infatti, potrebbe portare ad erogare i buoni a soggetti con possibilità economiche più alte, rispetto a soggetti che potrebbero rimanere fuori.

Stabilirla, invece, permetterebbe la creazione di una graduatoria, in modo da poter valutare le nuove domande con cadenza settimanale: questo poteva e può essere un’idea. Con buona pace della sindaca, che confonde la “proposta politica” delle opposizioni con la “propaganda”. Come se lei non facesse mai propaganda nella sua azione politico- amministrativa!».

Conclude Colelli: «Francamente iniziamo a non comprendere la foga del primo cittadino nel rivendicare il lavoro solo per gli uffici comunali in un ente dove, visto quanto traspare nei vari organi di stampa, si sperperano ingenti somme per le consulenze esterne a professionisti privati, imposte (a detta della maggioranza) dalla carenza di personale. Quindi vien da chiedersi: il personale c’è o non c’è? Basta o non basta? È sovraccarico di lavoro (tanto da sfuggirgli a volte comunicazioni molto importanti nei processi) oppure riesce benissimo a svolgere compiti fuori dall’ordinario? Infine ci sentiamo di dare un ultimo suggerimento alla sindaca (sperando che anche questo verrà rigettato): in un momento così difficile per il tessuto economico-sociale, non è forse il caso di ri-assegnare di nuovo la delega alle politiche sociali, così da avere qualcuno che se ne possa occupare in modo esclusivo e non si lasci sfuggire eventuali fondi per il sociale? Altrimenti, se continuerà a tenere per sé questa delicata delega, potremmo credere che voglia fare tutto da sola e che non abbia fiducia in nessuno dei suoi, evidentemente buoni solo per portare consensi e ratificare, in Consiglio e nelle commissioni, decisioni prese dall’alto».