Nuovo ospedale di Vibo, Nesci (M5S): «Si gioca a scaricabarile sulla pelle dei malati»

La parlamentare pentastellata interviene sull’ultimo intoppo che ha ulteriormente dilatato i tempi d’avvio del cantiere: «I responsabili dovranno dare conto»

La parlamentare pentastellata interviene sull’ultimo intoppo che ha ulteriormente dilatato i tempi d’avvio del cantiere: «I responsabili dovranno dare conto»

Informazione pubblicitaria
Il cantiere del nuovo ospedale di Vibo
Informazione pubblicitaria

«Sul nuovo ospedale di Vibo Valentia i fatti dimostrano che la politica tradizionale mente a oltranza e gioca a scaricabarile sulla pelle dei malati calabresi». Lo afferma, in una nota, la deputata del Movimento 5 stelle Dalila Nesci, con riferimento al problema burocratico degli espropri per la realizzazione dell’opera. 

Informazione pubblicitaria

«Lo scorso 20 ottobre – ricorda la parlamentare cinquestelle – il sottosegretario Gianpiero Bocci disse, rispondendo a una mia interpellanza urgente in proposito, che il progetto definitivo del nuovo ospedale di Vibo Valentia era ormai in via di adozione e che il Ministero della Salute avrebbe continuato a monitorare, anche attraverso il commissario per l’attuazione del Piano di rientro». 

La parlamentare prosegue: «In sostanza il governo scaricò sulla Regione, che in 11 anni di giunte di centrodestra e centrosinistra non è stata capace di utilizzare le centinaia di milioni pubblici piovuti da Roma per tutti i nuovi ospedali, nessuno dei quali è stato costruito. Peraltro, più siti, tra cui quello dell’ospedale nuovo vibonese, sono stati individuati presso terreni ad alto rischio idrogeologico e, aspetto più grave e ancora ignorato, ad oggi non si conosce la precisa destinazione delle risorse stanziate né se si perderanno, nell’inerzia spaventosa del governo regionale». 

In conclusione, «nella successiva legislatura ormai alle porte, sui nuovi ospedali il Movimento 5stelle chiederà conto ai responsabili politici e amministrativi dell’inganno alla comunità, che dovranno pagare per i guai combinati».