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Se dal fronte delle nomine berlusconiane ci si sarebbe atteso qualcosa di più scoppiettante, il resto del panorama politico offre sempre e comunque il peggio di se: diviso tra chi mendica le briciole e chi ha i pantaloni lisi dallo stazionamento pressoché perenne su poltrone pubbliche.

Il Cor(ro)sivo

Al di là dei meriti e delle polemiche interne al partito se il consigliere regionale Giuseppe Mangialavori debba o no essere coordinatore provinciale di Forza Italia, data la giovane età e la sua freschezza alla politica, ci si aspettava, ad onor del vero, di vedere nomi nuovi tra i vice coordinatori provinciali del partito.

Le medesime critiche che abbiamo mosso nelle settimane passate al Partito democratico le muoviamo oggi a Forza Italia, partito immobilizzato ancora sulle medesime logiche di fine anni novanta. Non mi meraviglierei se vi fosse lo spolvero di qualche cariatide fulminata sulla via di Damasco o redenta dal richiamo delle sirene della politica, che ormai la vedono lontano dall’agone e dalla zuffa, venir riesumata e riproposta come nome nuovo e novità o come esempio di garanzia di qualità e risultati. Non è un problema di questo o quell’uomo, è un problema di mentalità, di ragionamenti, di opportunità ed anche di coraggio, quello che è mancato. Avremmo preferito qualcosa di più scoppiettante, di davvero nuovo e non solo dal punto di vista anagrafico.

Si ragiona ancora sui numeri che determinate figure possano muovere in termini di voto piuttosto che sulla qualità e la freschezza di proposte nuove e non trite e ritrite. Le medesime logiche del Pd, il medesimo consociativismo da stanzetta piuttosto che da piazza, il solito circolo di volti noti che smorza e stronca ogni velleità di giovani e nuove leve che vorrebbero, in buona fede, avvicinarsi alla politica e al governo della cosa pubblica.

Chiuso il tema prettamente vibonese, passiamo ad altro di più ampio respiro, col rischio ci venga un enfisema. Patiamo da anni lo stesso sterile modo di ragionare, il medesimo modo di agire, la pochezza dei risultati politici ed amministrati di chiunque si sia alternato al governo dell’ente locale, provinciale o regionale. Assistiamo in Calabria ad una politica da lavandaie e mondine, solo che qui non s’intonano canti popolari ma prese per i fondelli. Non vediamo curve affascinanti di giovani donne in carne, ma deretani smunti e flaccidi di personaggi che campano di politica e hanno i pantaloni lisi dallo stazionamento pressoché perenne su poltrone pubbliche.

Gente di poco valore che ostenta incarichi, non per meriti ma per resistenza e “manigliaggio”, perché fuori dalla politica non saprebbe altrimenti fare altro. Onestamente non vedo futuro per la nostra terra, checché se ne dica. Cambiano le maggioranze, cambiano i colori ma sono sempre gli stessi a governarci, non che esistano poteri occulti o chissà quali macchinazioni fantascientifiche e complottiste, siamo noi ad alimentare questa politica pessima e deleteria, siamo noi la causa di questo verminaio senza scorno e vergogna. Il tempo è finito e sono già partiti da un pezzo i titoli di coda. Il finale è banalmente triste e non inatteso, sapevamo come sarebbe andata a finire da un bel pezzo ma col medesimo ragionamento del mendico abbiamo atteso le briciole che cadessero dalla mensa opulenta del politico panzone diventato amministratore grazie ai nostri voti.

Fanno ridere quelli che dicono di far politica per passione e poi te li ritrovi nelle liste dei beneficiati di questo o quell’ente regionale senza averne titolo ma solo per merito elettorale o familistico. Fanno piangere le serrande abbassate della sede milanese della Regione Calabria, che costa parecchie centinaia di migliaia di euro l’anno, chiusa perfino durante l’Expo. Fanno piangere gli altri soldi sperperati per le altre sedi regionali a Roma e a Bruxelles. Oliviero avrebbe dovuto abbattere il sistema Scopelliti ma in Regione paradossalmente ancora trovi i medesimi dirigenti.

Questo è quello che ci meritiamo: anni di sperpero di risorse pubbliche, anni di perdita di fondi europei persi per inefficienza ed incapacità, anni di chiacchiere e balle professate sempre dalle stesse facce, anni di rivoluzioni e tempeste nei bicchieri d’acqua, acqua che del resto non sono stati nemmeno capaci di rendere potabile. Comprendo chi parte, comprendo chi va via, questo non è posto per giovani, rimane solo chi ha le barche all’asciutto, ha un parente o un amico in politica o un grosso nucleo familiare o un’associazione da mettere sul piatto per barattare voti in cambio di favori o lavoro. Così è se vi pare.

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