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Le cave napitine usate anche per costruire le mura dell’antica Hipponion. Ancora oggi i luoghi dove veniva estratta la roccia che somiglia al tufo sono visibili in mare e sulle pareti a strapiombo sull'acqua

Storia e memoria

La roccia arenaria su cui sorge la cittadina di Pizzo per millenni ha rappresentato per le popolazioni locali materia prima con la quale edificare. I blocchi di arenaria estratti dalle pareti dei Prangi e di Centofontane, hanno consentito alle popolazioni del passato di costruire case, edifici, ponti, muri di contenimento e quanto altro si potesse edificare.

Un convegno tenutosi al Valentianum di Vibo nel 2001, organizzato dall’assessorato alla Cultura della Provincia di Vibo, dalla Soprintendenza archeologica della Calabria, dalle associazioni “Marenostrum” e Archeoclub d’Italia, ha posto alla ribalta questo tratto di costa che interessa Pizzo ed in questa sede si è dato conferma che sul luogo era presente un’industria molto fiorente e di grosse dimensioni. Tra cavatori, cordai, carpentieri, scalpellini e forgiai, le persone che vi operavano dovevano essere un numero davvero considerevole.

Ma il dato maggiormente rilevante ch’è emerso è che i blocchi estratti dalle cave di Pizzo servirono per costruire le mura greche di Hipponion.

Per quanto riguarda la Marina di Pizzo, sul fondale roccioso, oltre ai tagli rettilinei, sono presenti dei tagli circolari, perfettamente visibili con la bassa marea. Si tratta di tagli per la realizzazione di macine per gli antichi mulini e frantoi.

È opportuno ricordare che i blocchi di arenaria venivano utilizzati anche come ancoraggio nella sistemazione delle tonnare, una di queste al largo della Seggiola.

Indubbiamente sarà lecito chiedersi, tali prelievi di roccia, sia nella zona a strapiombo che sulla battigia, sin dai tempi della Magna Grecia e della Roma imperiale fino a fine Ottocento, inizio Novecento, su gran parte del litorale compreso tra l’artistica chiesetta di Piedigrotta e la stazione ferroviaria quanto ha ridotto “il Pizzo”? Millenni d’ininterrotta estrazione producono senz’altro un effetto ed i tagli nelle pareti dei Prangi e di Centofontane sono una testimonianza tangibile.

Spesso si cade nell’equivoco di identificare tale roccia come “tufo”, compresi molti siti web (non ultimo Wikipedia), ma anche dépliant e guide turistiche che interessano la cittadina in provincia di Vibo che riportano: “Pizzo è un borgo sulla costa … sorge su un blocco tufaceo …”, oppure “La chiesetta di Piedigrotta, interamente scavata nel tufo …”!

Pertanto, è bene precisare che la roccia sulla quale sorge Pizzo non è “Tufo”, bensì trattasi di “Calcarenite organogena”.

La differenza è tanta. Il tufo è una roccia magmatica formata in maggior parte da lapilli emessi durante un'eruzione vulcanica.

La calcarenite organogena deriva dalla sedimentazione di resti di organismi viventi, gusci o scheletri. Gli organismi che costituiscono le rocce organogene sono soprattutto molluschi, spugne, coralli, alghe unicellulari ecc., i cui gusci e scheletri, dopo la loro morte, si accumulano sui fondali marini in quantità cospicue, dando origine alle rocce organogene.

 

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