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Nel settembre del 1943 la più grande delle corazzate italiane viene centrata da due bombe sganciate dai bombardieri tedeschi. Muoiono 1.352 marinai

Storia e memoria

I marinai in foto facevano parte dell'equipaggio della corazzata "Roma". Quello in basso a destra é il sottocapo nocchiere Gino Pàstina, di Vibo Marina. Dopo l'affondamento, un gruppo di 26 naufraghi, fra cui Pàstina, vengono recuperati ma il loro corpo é coperto di gravi ustioni. Trasportati nel porto spagnolo di Mahon ( Baleari), moriranno poco tempo dopo e verranno tumulati nel cimitero di Porto Mahon. Ma come andarono i fatti? Come mai la più moderna e potente delle corazzate italiane, ammiraglia della flotta, fu affondata da una sola bomba? Come mai persero la vita così tanti uomini? Secondo le clausole dell'armistizio dell'8 settembre 1943, le navi italiane, contraddistinte da pennelli e cerchi neri in segno di resa, si sarebbero dovute trasferire a Malta in attesa di conoscere il proprio destino. Per motivi tecnici la flotta si dirige invece verso il porto della Maddalena. A bordo regna un clima di confusione e agitazione. La mattina del 9 settembre 1943, il comandante tedesco a La Spezia dà l'allarme a Berlino: “La flotta italiana é partita nella notte per consegnarsi al nemico”. Giunge nel frattempo la notizia che La Maddalena é stata occupata dai tedeschi. L'amm. Bergamini dà ordine di invertire la rotta, ma uno stormo di bombardieri tedeschi sgancia da un'altezza di 5.000 metri le nuove bombe-razzo, che costituivano una sorpresa per la loro stupefacente precisione. La  corazzata Roma viene colpita da due bombe: la prima attraversa lo scafo ed esplode in mare, ma la seconda colpisce un deposito di munizioni. La nave ammiraglia é ferita a morte, una colonna di fumo si eleva ad un'altezza di un migliaio di metri. La nave inizia ad inclinarsi sul fianco destro, é la fine: uno spettacolo orrendo di morte e distruzione. La maggior parte degli uomini muoiono bruciati vivi. Alle 16.12 la "Roma" si capovolge, si spezza in due tronconi e affonda, trascinando in fondo al mare 1.352 uomini di equipaggio.   LEGGI ANCHE: Vibo Marina non dimentica il sottocapo Gino Pàstina morto nell’affondamento della “Roma”

 

 

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