Carattere

Nella ricorrenza dei Caduti di tutte le guerre si ricorda il sacrificio dei corregionali protagonisti di atti di eroismo e dei 28 di loro uccisi da altri italiani per aver “attentato” alla vita del Vate 

Storia e memoria

Gli atti di eroismo contraddistinsero i soldati italiani nella Prima Guerra Mondiale. Ad esempio, i calabresi, chiamati a combattere in terre lontane da quella d’origine e in siti completamente differenti da quelli di provenienza, furono i protagonisti di episodi e fatti destinati a rimanere impressi nella storia del periodo. La figura del vibonese Nazzareno Cremona, ad esempio, venne immortalata in una poesia di Giuseppe Ungaretti. Alto, fu comunque il tributo di sangue dei giovani di Zambrone, Vibo Valentia, Serra San Bruno e di tutti i centri calabresi. Non a caso, il re Vittorio Emanuele III concederà, motu proprio, la medaglia d’oro al 141° Reggimento fanteria “Catanzaro”. Vi furono anche episodi terribili, che la Calabria non può dimenticare. Durante il conflitto, per 29 mesi si cercò di conquistare l’Hermada, un cocuzzolo trasformato dagli austrici in una fortezza inespugnabile a difesa di Trieste, durante le battaglie dell’Isonzo. Per i fanti calabresi è un periodo infernale. A loro, dopo innumerevoli promesse venne negato qualsiasi riposo. I soldati vedono la morte tutti i giorni. Patiscono la fame. Sono tribolati giornalmente dal meteo avverso. Le condizioni igieniche sono pietose. Gli animi e il fisico sono prostrati da una condizione disumana e non più sostenibile. Ad un certo punto si diffonde la notizia che in una villa dei dintorni c’è Gabriele D’Annunzio. Per fortuna dello scrittore, così non è. La villa è assaltata dai calabresi che vedono nel Vate la causa di tanta inumana sofferenza. Per sedare la ribellione arrivano cannoni e altri militari. In pratica ci si ammazza tra italiani. Il moto di insofferenza - passato alla storia come la Rivolta della Brigata Catanzaro - viene represso col rito macabro del sorteggio. Ne saranno scelti ventotto per la fucilazione. D’Annunzio assiste implacabile, salvo mostrare qualche timido ed ipocrita segno di pentimento subito dopo, di fronte ai cadaveri di soldati italiani fucilati da altri soldati italiani. (L'articolo prosegue sotto la pubblicità)

Nonostante ciò, l’impegno dei soldati calabresi e di quelli di tutte le altre regioni continua con lo stesso impegno e con coraggio leonino, che solo il “Generalissimo” Luigi Cadorna, accecato da impulsi inumani e incapace del compito affidatogli, non riesce a scorgere. Com’è noto, la disfatta di Caporetto aprirà la via a una nuova fase. Gli Italiani dimostrano tutte le loro virtù e pazientemente con ardimento e intelligenza creano le condizioni per la vittoria. A salvare la sorte nazionale, l’orgoglio patrio, la bravura di nuovi generali, in primis, Armando Diaz, ma soprattutto, il senso del dovere che sorregge l’esercito e il popolo italiano per tutta la durata del conflitto mondiale. Qualcuno afferma che la storia non è maestra di vita, perché le condizioni mutano radicalmente da generazione in generazione. Altri, invece, sostengono che lo è, perché, pur nella mutevolezza delle coordinate temporali, le questioni sociali, politiche, economiche di fondo si ripetono ciclicamente. Entrambe le visioni concordano con il fatto che la storia “combatte” contro il tempo, contrapponendo al caotico divenire dei giorni, il senso del ricordo. E così ricrea un nuovo campo di battaglia che fa del ricco patrimonio mnemonico la sua arma vincente.

*Sindaco di Zambrone

 

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