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Ogni anno alla vigilia del 19 marzo la chiesa di San Sebastiano offre ai fedeli decine di chili del prelibato legume cucinato con la pasta

Storia e memoria

 A Pizzo, una tradizione che si perde nella notte dei tempi, è quella della pasta con i ceci che ogni anno il 18 di marzo, vigilia di San Giuseppe, viene distribuita ai fedeli dall’Arciconfraternita del Santissimo nome di Maria, meglio conosciuta come chiesa di San Sebastiano.

Anticamente voleva essere semplicemente un pasto caldo che in questa occasione la chiesa offriva ai più bisognosi in forma di carità ma, anno dopo anno e secolo dopo secolo, per l’intera comunità è divenuto un appuntamento da non mancare, simbolo di devozione a San Giuseppe, il santo patrono dei lavoratori e custode della famiglia, da sempre oggetto di viva e sincera venerazione da parte di ogni pizzitano.

Nei locali di pertinenza della chiesa, i confratelli della congregazione, con a capo il priore, attualmente Francesco Bellezza, già dalla sera prima mettono i ceci in ammollo in capaci calderoni e la mattina dopo, sul presto, inizia la cottura che rende morbidi e prelibati i legumi secchi.

A mezzogiorno, dopo avere celebrato la Santa Messa, il parroco, don Salvatore Santaguida, benedice il preparato ed inizia la distribuzione della pasta con i ceci. Una folla vociante già da diverse ore è in coda con pentole e pentolini per assicurarsi la pietanza ancora calda e gustosa, dal caratteristico profumo di finocchietto selvatico, da portare a casa e consumare con la famiglia. Molti preferiscono degustarla sul posto, venendosi così a formare davanti alla chiesa e lungo la strada che la costeggia comunelle di persone che non disdegnano di accompagnare la prelibata pietanza con un buon bicchiere di vino. Si tratta di una forma di agape molto suggestiva da vivere insieme nel rispetto della tradizione e della devozione a San Giuseppe.

Il senso della manifestazione l’ho voluto racchiudere ed esprimere in versi, proprio nell’idioma pizzitano:

 
“Pe’ tradizioni, chi veni di lundanu

vigilia ‘i San Giuseppi ndi mangiamu

pasta cu i ciciari chi faci Sambestianu!

 

Pô pizzitanu è devozioni e vandu

si va e si pijja ‘ngloria di lu Sandu!”