Carattere

Tutto quello che c’è da sapere sull’anticipo pensionistico introdotto dalla legge di Bilancio 2017 e divenuto finalmente operativo. Ecco le risposte alle domande e ai dubbi dei lettori 

Pianeta lavoro

L’Ape volontaria, previsto dalla legge di Bilancio 2017, a seguito dell’emanazione della circolare Inps n. 28 del 13 febbraio 2018, contenente le istruzioni operative che consentono di richiedere l’anticipo da parte dei cittadini, è finalmente operativo. L’operatività, che va dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2019, è stata disciplinata con Dpcm n. 150 del 4 settembre 2017.

L’Ape è lo strumento previsto dalla legge 232/2016 che consiste nella percezione di una somma mensile (non soggetta ad imposizione fiscale), fino ad un massimo di 3 anni e 7 mesi, che sarà poi recuperata direttamente sulla pensione di vecchiaia del cittadino attraverso un piano di ammortamento ventennale operato dall’Inps.

Tale strumento, sostanzialmente un prestito garantito, può essere richiesto da tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, dai lavoratori autonomi e parasubordinati iscritti alla gestione separata Inps. Rimangono esclusi i professionisti iscritti a casse di previdenza.

Le domande pervenute dai nostri lettori

Quali sono i requisiti per accedere all’Ape volontaria?

Per accedere all’Ape volontaria ci vogliono i seguenti requisiti: età non inferiore a 63 anni, almeno 20 anni di contributi utili al conseguimento della pensione di vecchiaia, maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi. Possono farne richiesta anche i titolari di una pensione indiretta, come può essere ad esempio quella di reversibilità. Per fruire dell’Ape non è necessario cessare l’attività lavorativa eventualmente svolta.

Qual è l'iter per la richiesta dell’Ape volontaria?

Tre sono le domande che devono essere presentate in tempi diversi per richiedere l’Ape. Con la prima domanda, che dovrà essere presentata all’Inps  attraverso il portale internet, si richiede la certificazione del diritto all’Ape. Entro 60 giorni dalla ricezione, l’Inps comunica al richiedente la certificazione del diritto all’Ape, indicando la data di maturazione del requisito dell’età che consente di presentare la domanda di Ape e gli importi minimo e massimo della quota mensile ottenibile. Ottenuta la certificazione del diritto all’Ape si può quindi presentare la domanda vera e propria di Ape unitamente alla domanda di pensione di vecchiaia, la cui efficacia resta però condizionata all’accesso al finanziamento. I lavoratori che vantino il possesso dei requisiti già dalla data originaria di decorrenza (cioè dal 1° maggio 2017) possono chiedere e ricevere gli arretrati. In questi casi è necessario fare domanda di Ape entro e non oltre 6 mesi dall’entrata in vigore del Dpcm, ossia entro il prossimo 18 aprile.

Esiste uno strumento che permette di capire l’importo del finanziamento, quindi durata e rata del rimborso mensile?

L’Inps dallo scorso 13 febbraio ha messo a disposizione un simulatore informatico che permette a chi vuole presentare domanda di calcolare l’importo mensile dell’anticipo finanziario, la durata e la rata di rimborso mensile che sarà decurtata dalla pensione.

Una volta istruita la pratica è possibile revocare la domanda?

Certamente, dopo che l’Inps certifica il diritto all’Ape il contribuente prima di inviare la domanda definitiva può decidere di non aderire.

*Rubrica a cura dell'Associazione Giovani consulenti del Lavoro Vibo Valentia

Per maggiori informazioni, approfondimenti sulla tematica in questione o sul mondo del lavoro in generale è possibile rivolgersi all’associazione Giovani consulenti del lavoro di Vibo Valentia all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 LEGGI ANCHE:

Contrasto all’impiego irregolare, protocollo d’intesa tra Ispettorato e Consulenti del lavoro

Lavoro dipendente, stop ai contanti: in arrivo tracciabilità obbligatoria degli stipendi

Dal 2018 anche i consulenti del lavoro certificheranno lo stato di disoccupazione

Lavoro, quel sottile confine tra mobbing e demansionamento