Una caldaia a vapore riaccende il mistero del naufragio di Ippolito Nievo

Il ritrovamento di un rottame sommerso davanti alla costa di Amantea riporta la mente al relitto del piroscafo affondato nel 1861. La segnalazione di un appassionato a Soprintendenza e Guardia Costiera
Il ritrovamento di un rottame sommerso davanti alla costa di Amantea riporta la mente al relitto del piroscafo affondato nel 1861. La segnalazione di un appassionato a Soprintendenza e Guardia Costiera
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Il 4 maggio 1861, 13 giorni prima della proclamazione del Regno d’Italia, lascia Palermo il piroscafo “Ercole”, di circa 45 tonnellate di stazza. Appartenente alla compagnia “Calabro-Sicula”, lo comanda il capitano Michele Mancino con 18 uomini d’equipaggio, napoletani e calabresi, e 40-60 passeggeri. È stipato fino al limite con 232 tonnellate di merce. La destinazione è il porto di Napoli, la durata prevista del viaggio è di 28 ore. Circa due ore dopo parte, con uguale destinazione e rotta, il piroscafo “Pompei”, seguito dal vascello militare inglese “Exmouth” proveniente da Messina. [Continua]

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Il piroscafo Ercole e Ippolito Nievo

Fra i passeggeri dell’“Ercole” diversi garibaldini, reduci dalla spedizione in Sicilia, guidati da Ippolito Nievo, scrittore (Le confessioni di un italiano) arruolatosi nei Mille con il grado di colonnello, che porta con sé l’intera documentazione contabile , gelosamente custodita in una cassaforte, riguardante la gestione finanziaria dell’impresa dei Mille: ricevute, fatture, lettere, denaro confiscato nelle banche siciliane e tutto quello che riguarda l’immenso patrimonio di cui era dotato Garibaldi ma, soprattutto, le prove di un finanziamento di 10mila piastre turche arrivato alle camicie rosse dalla massoneria inglese. Il piroscafo non arrivò mai a Napoli e la cosa ancora più strana fu quella del mancato ritrovamento di vittime, superstiti, oggetti o fasciame della nave. Niente, tutto misteriosamente inghiottito dal mare.

Qualche mese dopo vennero pubblicati i risultati di tutte le inchieste. Relazione del vapore “Pompei”, testimone: l’Ercole risulta affondato il 5 marzo davanti a Capri; ministero della Guerra: affondamento per incendio o scoppio delle caldaie  a mezza via; stampa siciliana: affondato la sera del 4 per capovolgimento; stampa napoletana: perduto nel mare di Ischia la mattina del 5, cadaveri gettati a riva, dirottamento o sabotaggio.

Ma ci fu anche, non riportata nei risultati dell’inchiesta, la relazione del capitano Paynter del vascello della Marina inglese Hms “Exmouth”, testimone: avvistato il relitto a 140 miglia da Palermo, sulle coste della Calabria. Contrariamente alle altre relazioni, che davano l’Ercole affondato vicino a Capri, il comandante della nave inglese, ultima ad aver avvistato il piroscafo con Nievo e i suoi documenti, non parla di affondamento ed afferma di aver avvistato il piroscafo  sulle coste calabresi quando era già un relitto. Difficile dubitare che potesse aver sbagliato, in quanto gli inglesi registrarono tutto ciò che accadde in quell’avventura e inoltre l’Ercole era ben conosciuto dai britannici in quanto era stato costruito in Inghilterra e aveva battuto bandiera inglese.

A distanza di quasi 160 anni dal primo mistero della storia italiana, un giovane di Amantea, appassionato di  meccanica  e di storia, Maurizio Raia, durante un’immersione di fronte alla foce del torrente Catocastro di Amantea, si accorge che, a pochissimi metri dalla riva, giace sommersa una caldaia a vapore e inoltre nota che, a volte, riaffiora anche il maestoso scheletro del telaio che si trova in prossimità della caldaia. Ricollega il ritrovamento ad un articolo letto tempo fa su Il Vibonese in cui veniva affacciata l’ipotesi che l’Ercole fosse naufragato sulle coste calabresi e, dopo aver calcolato  la distanza in miglia tra Palermo e Amantea,  si accorge, con stupore misto ad emozione, che corrisponde proprio a 140 miglia, come relazionato dal capitano inglese nel suo giornale di bordo. A questo punto decide di inviare una segnalazione alla Soprintendenza ai beni culturali di Cosenza e alla Delegazione di spiaggia di Amantea che, a sua volta, la trasmette alla Guardia Costiera di Vibo Marina, competente territorialmente.

«Naturalmente – afferma Maurizio Raia – si tratta soltanto di una supposizione che comunque merita forse un approfondimento. Troppo importante l’argomento, le ricerche sulla fine dell’Ercole vanno avanti, invano, da 160 anni». A suo favore giocano due importanti elementi: i resti della caldaia che, verosimilmente, apparteneva a una nave a vapore dell’Ottocento e la relazione del capitano inglese, testimone, che affermò di aver avvistato il relitto a 140 miglia da Palermo, sulle coste della Calabria, distanza che corrisponde al mare di Amantea.