lunedì,Luglio 15 2024

Mal di schiena da ufficio, cause e rimedi spiegati da un fisioterapista dell’Asp di Vibo

Domenico Tavella traccia qualche buona regola di comportamento per migliorare e prevenire le problematiche dei soggetti che sono costretti a passare tante ore seduti

Mal di schiena da ufficio, cause e rimedi spiegati da un fisioterapista dell’Asp di Vibo

Passiamo seduti quasi il 60% del nostro tempo e siamo ormai disabituati all’idea che ci siamo evoluti per muoverci e camminare. Complice di una vita tendenzialmente sedentaria, è il lavoro in ufficio che in molti casi induce a trascorrere molte ore seduti assumendo, spesso, una postura sbagliata che unitamente all’immobilismo causa il cosiddetto “Mal di schiena da ufficio”. Le statistiche sul mal di schiena sono impietose e i più colpiti risultano essere i giovani. La vita in ufficio non aiuta, eppure i rimedi esistono. Stare seduti davanti al computer per molte ore può sollecitare in modo eccessivo l’organismo e portare al mal di schiena da scrivania. Il disturbo si può però facilmente evitare con alcuni accorgimenti in merito alla postura ed esercizi per sciogliere la tensione muscolare. Insomma, cambiando abitudini. Ne abbiamo parlato con un fisioterapista in forza all’Asp di Vibo Valentia, Domenico Tavella il quale, ha tracciato qualche buona regola di comportamento per non diventare “Homo dolens”.

Posizione corretta

“Per migliorare e prevenire le problematiche al rachide – cervicale, dorsale e lombare -, dei soggetti che sono costretti a passare tante ore seduti, la prima cosa da fare sarebbe una corretta ergonomia sul posto di lavoro. Corretto posizionamento del piano di lavoro e della sedia, – ha spiegato Tavella – tenere appoggiati tutti e due i piedi a terra, se necessario anche su un rialzo, tenere appoggiati i gomiti alla scrivania o ai braccioli della sedia con un’angolazione di 90°, tenere la schiena ben poggiata allo schienale. La sedia – ha aggiunto – deve essere ergonomica e con le rotelle in modo da assecondare i movimenti del corpo. Evitare che nello schermo ci sia il riflesso della luce, che sia del sole o della stanza in cui si lavora”. Le regole per ritagliarsi uno spazio adatto per lavorare tuttavia esistono. “Cosa non fare da seduti? Non mantenere le spalle contratte mentre si lavora con la tastiera – ha proseguito il fisioterapista – non spingere la testa in avanti mentre si lavora al pc; non scivolare in avanti sul sedile della sedia; non tenere il busto inclinato in avanti; non utilizzare il mouse con il braccio troppo allargato, ma tenerlo perpendicolare alla spalla e, soprattutto, non tenere il telefono tra collo e spalla per usarlo mentre si hanno le mani occupate”.

Posizione scorretta

E ancora, “la corretta ergonomia non può bastare, è assolutamente consigliabile fare delle pause frequenti, ogni 45/60 minuti, camminando e associando esercizi di mobilità per interrompere le posture scorrette e quegli “accorciamenti” muscolari che possano modificare le forme del corpo, ingobbendoci ben prima della quarta età con effetti negativi sul tono muscolare, sulla flessibilità, sulla velocità del cammino, sull’equilibrio e peggiorando parametri come la glicemia e la pressione sanguigna. La parola d’ordine – precisa Domenico Tavella – è essere fisicamente attivi”. Sul punto, il fisioterapista fa rimando anche al ministro Schillaci il quale, circa un mese e mezzo fa, ha dichiarato che “l’esercizio fisico diventerà una nuova terapia fisica prescrivibile e sarà inserito nei LEA, diventando prestazione esigibile. Il tutto nell’ottica di ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie croniche non trasmissibili, la promozione di corretti stili di vita nella popolazione e nei soggetti a rischio e il contrasto alla inattività a alla sedentarietà”. Secondo il fisioterapista, inoltre, importante “sarebbe da promuovere l’alfabetizzazione sanitaria fin dalle scuole, in modo da contribuire alla promozione generale della salute. Io dico sempre che la nostra guarigione passa attraverso le nostre gambe, il nostro atteggiamento e la competenza delle persone a cui ci affidiamo. – ha concluso Domenico Tavella – Non è una pillola, è solo uno stile di vita diverso”.

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