lunedì,Luglio 26 2021

Da Serra l’appello all’Asp: «Rafforzare Pronto soccorso e attivare seconda ambulanza»

I consiglieri comunali di minoranza Figliucci e Regio chiedono un incontro al commissario Bernardi al fine di affrontare le criticità relative alla sanità del territorio montano e trovare le soluzioni più adeguate

Da Serra l’appello all’Asp: «Rafforzare Pronto soccorso e attivare seconda ambulanza»
L'ospedale di Serra San Bruno
Biagio Figliucci

«La tutela della salute costituisce una priorità irrinunciabile per la nostra comunità e, visto l’impegno profuso dalla commissaria dell’Asp di Vibo Valentia Maria Bernardi, abbiamo deciso di chiederle un incontro al fine di approfondire le criticità esistenti e adottare le soluzioni più adeguate». Si appellano al vertice dell’azienda sanitaria provinciale i consiglieri comunali di Serra San Bruno Biagio Figliucci e Vito Regio. L’intento dei due esponenti di “Per Serra insieme” è quello di avanzare «proposte costruttive per potenziare i servizi sanitari» ed «evitare spiacevoli disagi, come i ritardi nell’arrivo dell’ambulanza sui luoghi in cui sono stati avvertiti malori o si sono verificati infortuni, che minano la fiducia dei cittadini e danneggiano l’immagine del comprensorio anche dal punto di vista turistico».

Dopo la notizia dell’attivazione di una postazione fissa di 118 a Vibo Marina, Figliucci e Regio chiedono che la stessa attenzione sia riservata anche al territorio montano: «Sappiamo che la dottoressa Bernardi è una professionista sensibile e disponibile e che certamente ascolterà con interesse le richieste che vogliamo sottoporle».

«La viabilità non efficiente delle zone interne – aggiungono i due consiglieri di minoranza – impone interventi mirati e capaci di garantire maggiore sicurezza nell’immediatezza. Alla dottoressa Bernardi, in particolare, chiederemo di valutare un rafforzamento del Pronto soccorso dell’ospedale ‘San Bruno’, la reale attivazione della seconda ambulanza e dell’elisoccorso notturno. Non si tratta di obiettivi irraggiungibili – concludono – ma di esigenze di una comunità che vuole definirsi civile e che vuole vedersi riconosciuti i suoi sacrosanti diritti».

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