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La situazione è ormai insostenibile, spiega il presidente provinciale Maria Betrò. «Le istituzioni - aggiunge - devono rendere conto ai cittadini che pagano le tasse e ora vogliono risposte»

Sanita'

«La crescente emergenza che riguarda il fenomeno del randagismo e la situazione del canile comunale, ci costringe a richiedere un incontro nel più breve tempo possibile. Come tutti saprete, il nostro canile comunale è carente dal punto di vista strutturale, ancora non messo a norma, e i lavori proseguono a rilento ormai da mesi, a causa dei quali l’Area C di Medicina Veterinaria dell’Azienda sanitaria provinciale ha emanato un divieto di accasamento». E’ quanto scrive in una lettera indirizzata principalmente al sindaco di Vibo Maria Limardo e al direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale Elisabetta Tripodi, il presidente dell’Enpa sezione di Pizzo nonché delegata provinciale del Movimento animalista, Maria Betrò. «Il divieto di accasamento - spiega - comporta, in sostanza, la chiusura del canile. Gli ingressi non sono concessi neanche nei tre box sanitari autorizzati per le emergenze dall’Amministrazione Costa di concerto con l’Asp, e i nostri randagi muoiono per le strade: vi sembra un segno di civiltà? La situazione - avverte la Betrò - sta ormai degenerando e il canile sanitario è diventato un miraggio, nonostante ne sia stata approvata la costruzione nella Conferenza dei servizi e stilato un progetto, dallo stesso Comune di Vibo Valentia, durante la precedente Amministrazione, che al momento è fermo alla Regione, in attesa di essere finanziato con i famosi 90.000 euro deputati alla sua costruzione (o ristrutturazione di un edificio già esistente)».

Il presidente dell’Enpa aggiunge: «Crediamo sia sotto gli occhi di tutti il degrado in cui versa il nostro comune (e tutta la provincia) tra immondizia, sterpaglie, e cani randagi, tanti tantissimi cani randagi; i cittadini si lamentano della loro aggressività in branco, ma noi cerchiamo di spingerci oltre e guardiamo le loro condizioni di vita, scacciati e maltrattati, troppo spesso avvelenati o comunque uccisi in altri modi (basta leggere le nostre continue denunce anche sulla cronaca locale), mamme che figliano di continuo, cuccioli troppi deboli per sopravvivere e abbandonati a loro stessi, cani malati che si aggirano disperati per le vie della città: diteci, è forse civiltà questa? Perché allora non iniziare con le sterilizzazioni e le reimmissioni sul territorio? Ma non a parole, quelle le sentiamo da anni: “ci stiamo lavorando”, “stiamo provvedendo”, “sono già pronti i documenti”, questa volta con i fatti: abbiamo i box sanitari - asserisce Betrò -, abbiamo un ambulatorio funzionante all’interno del canile e un ulteriore ambulatorio funzionante lo possiede l’Asp in viale Accademie Vibonesi, ci sono i veterinari che sterilizzano, ci siamo noi volontari disposti a collaborare, cosa manca? Mancate voi, istituzioni, e voi dovete rendere conto ai cittadini che pagano le tasse, e le pagano anche per questo, per il decoro urbano, per la tranquillità di uscire di casa con il proprio cane senza essere aggredito, le paghiamo noi volontari - conclude - che siamo stanchi di sopperire alle vostre mancanze. Ciò che chiediamo, quindi, ci sembra chiaro: un incontro, nel più breve tempo possibile, tutti insieme, per istituire un tavolo di lavoro permanente affinché si possano contenere le continue emergenze e si possa trovare un accordo per i box sanitari e le sterilizzazioni; con la speranza di poter fare fronte comune con la Regione affinché finanzi presto la costruzione del canile sanitario».

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Lacnews24.it
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