sabato,Novembre 26 2022

Ritardi su tamponi e green pass, lettera al premier Draghi e al ministro Speranza

Cartellino e Limardo del Partito unione nazionale italiana denunciano le disuguaglianze tra Nord e Sud: «Perché qui è più difficile ottenere un certificato di guarigione?»

Ritardi su tamponi e green pass, lettera al premier Draghi e al ministro Speranza

«Riceviamo segnalazione di non efficienza e non tutela delle persone – disabili e non nonché anziani – che non ricevono risposte in merito alla richiesta del certificato verde. Ci dispiace constatare ancora una volta la non efficienza del servizio sanitario nazionale in particolare nel Sud Italia». Inizia così la lettera inviata dal Partito unione nazionale italiana – nelle persone del presidente Cosimo Damiano Cartellino e del dirigente Dipartimento diversamente abili Cosimo Limardo – al premier Draghi, al ministro della Salute Speranza, al presidente del Consiglio superiore di sanità Locatelli e per conoscenza al governatore Occhiuto e al commissario Asp di Vibo Giuliano. Gli esponenti del Partito denunciano la «disomogeneità nell’erogazione dei servizi sanitari e soprattutto nelle risposte e risoluzione di problematiche di pratiche». «Siamo tutti cittadini italiani», dicono. [Continua in basso]

Qual è il problema? Secondo Cartellino e Limardo, il fatto che «al Nord i cittadini al termine della guarigione dal covid ricevono il certificato dell’Asl di fine quarantena e tutte le istruzioni per scaricare il green pass o comunque il supporto del medico e dei farmacisti per scaricare il certificato verde, invece al Sud i cittadini non ricevono neanche un documento scritto di fine quarantena e nessun documento con l’esito del tampone molecolare». «Per non parlare – proseguono – dell’assenza di tempestività di prenotazione dei tamponi molecolari alle persone risultate positive con i test rapidi antigienici effettuati nei laboratori di analisi. Ad esempio, un ragazzo disabile con serie intolleranze a diversi vaccini è risultato positivo al test rapido ma il tampone molecolare gli è stato sottoposto soltanto dopo 13 giorni quando ormai il ragazzo è risultato negativo; l’assenza del tampone molecolare positivo non sta permettendo a questo ragazzo di ricevere il certificato verde di guarigione. Ma nessuno ha spiegato a questo giovane disabile il reale motivo e nessuno, a distanza di 15 giorni, ha risposto alla mail di sua richiesta del green pass in seguito a guarigione. Grazie a Dio questo caso non è un caso di pericolo di vita o di morte ma sicuramente è un caso di negazione di diritti. E come questo caso ci sono tanti altri casi in particolare al Sud a causa della negligenza di chi dovrebbe eseguire correttamente il metodo dettato dal Ministero della Salute».

«Ci è stato anche segnalato che alcune persone, dopo più di 15 giorni di attesa nel ricevere un operatore sanitario a casa ad effettuare il tampone a domicilio (così avviene nel Vibonese), si sono recate in autonomia ad effettuare un ulteriore test antigenico – risultato negativo- in farmacia o laboratori di analisi; ma senza il tampone molecolare positivo non viene loro registrata la guarigione del covid sul certificato verde, obbligando a ricevere la terza dose prima dei sei mesi post malattia covid come da vostri regolamenti imposti. Ci domandiamo Signor Ministro e Signor Presidente del Consiglio dei Ministri se la Calabria fa parte di uno Stato a sè, o fa ancora parte dell’Italia? Se poi parliamo del fatto che moltissimi cittadini per la loro età e cultura non possiedono un pc, un tablet o un cellulare idoneo a inviare e ricevere mail o comunicazioni dall’asl a cui appartengono è priorità per i loro medici di base intervenire e richiedere per i loro pazienti la prenotazione del tampone molecolare ed eventuale rilascio da parte delle autorità del certificato verde invece sempre più spesso riceviamo lamentale di assenza di assistenza e supporto. Molti cittadini calabresi si lamentano – concludono – che nessuno risponde ai numeri di telefono messi a disposizione per l’emergenza covid né ai numeri di telefono dell’ospedale di Vibo e dell’ospedale di Pizzo Calabro».

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