I precari amministrativi della sanità invocano la stabilizzazione – Video

L’appello al commissario Cotticelli riguarda anche i 28 lavoratori part-time in forza all’Asp di Vibo oltre al bacino dei tirocinanti della giustizia “dirottati” alle aziende sanitarie
L’appello al commissario Cotticelli riguarda anche i 28 lavoratori part-time in forza all’Asp di Vibo oltre al bacino dei tirocinanti della giustizia “dirottati” alle aziende sanitarie
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di Rossella Galati

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Non solo medici, infermieri e Oss, nella sanità calabrese c’è anche un precariato che riguarda gli amministrativi. Sono circa 200 infatti i lavoratori in forza presso le strutture sanitarie del territorio regionale che svolgono la loro attività a garanzia dei servizi che vengono resi negli ospedali per i quali a più riprese è stato chiesto un confronto al commissario alla sanità Saverio Cotticelli. «Parliamo di lavoratori che sono coloro con i quali ci interfacciamo quotidianamente nel momento in cui dobbiamo chiedere una prestazione assistenziale – spiega Carlo Barletta, segretario generale Felsa Cisl Calabria -, parliamo di cittadini calabresi che con grande impegno e senso di abnegazione stanno garantendo dei servizi che vanno sempre più depauperandosi anche alla luce del fatto che è in atto, per l’effetto di Quota 100 e per un ricambio fisiologico, una fuoriuscita di personale che consentirebbe attraverso un adeguato riconoscimento ma soprattutto attraverso un confronto serio, la possibilità di inserire i lavoratori altamente qualificati in questo settore».

I lavoratori. Si tratta nello specifico di 28 lavoratori attualmente contrattualizzati con Azienda Calabria Lavoro assunti con contratto a tempo determinato part-time di 18 ore settimanali fino al 31.12.2020 attualmente in forza all’Asp di Vibo Valentia; i lavoratori somministrati presso l’Azienda ospedaliera universitaria Mater Domini Catanzaro; 10 lavoratori del Comitato regionale farmaco-vigilanza. E ancora 68 lavoratori appartenenti al cosiddetto bacino dei tirocinanti della giustizia suddivisi tra le Asp di Catanzaro, Cosenza, Reggio e Vibo, in base a convenzioni di utilizzo stipulate tra l’assessorato regionale al Lavoro e le singole Asp con un contributo di 500 euro mensili a carico della Regione Calabria, in scadenza il 31 gennaio.

Le richieste dei lavoratori. Figure altamente qualificate per le quali si chiede ora il riconoscimento di  un titolo preferenziale nell’ambito delle future procedure assunzionali, anche alla luce delle risorse pubbliche spese per la formazione. «Il nostro obiettivo è avere il riconoscimento di un titolo per poter accedere ai ruoli della sanità, senza scavalcare nessuno ma se necessario facendo un concorso per titoli ed esami – spiega un lavoratore presso il centro di salute mentale di Lamezia Terme -. Vogliamo solo il riconoscimento di un percorso professionale e qualificante che abbiamo fato fino ad ora. Ne va di mezzo la nostra dignità. Forniamo un servizio al pari quasi dei lavoratori che sono di ruolo nella sanità. Svolgo questo percorso formativo da due anni ed essere mandati a casa il 31 gennaio fa male in una terra che non conosce più vergogna. Ci sono padri di famiglia, alcune monoreddito, altri senza reddito, con un sussidio che non copre ferie, non copre malattie. Dispiace dirlo ma in pratica siamo lavoratori in nero per lo Stato».

L’appello al commissario Cotticelli. «Nel rispetto delle normative, chiediamo al generale di trovare una soluzione a questo problema che sta per scoppiare affinché il nostro futuro sia dignitoso – aggiunge un altro lavoratore presso l’Asp di Catanzaro -. Non vediamo certezze nel nostro futuro e questo è drammatico. Sta per scoppiare una bomba  sociale a livello lavorativo». E’ una vertenza che sta venendo fuori con una certa intensità dal momento in cui, per Barletta: «non riusciamo ad avere alcun tipo di confronto con la struttura commissariale alla quale abbiamo sempre  notificato questa esigenza. Per quanto riguarda i tirocinanti della giustizia il presidente della Regione Mario Oliverio si è fatto carico del problema  e speriamo a breve di avere un incontro per affrontare la vertenza e far si che ci sia una continuità di tutto il bacino dei tirocinanti della giustizia. Il rischio concreto, parlando di sanità ma anche degli altri servizi che ricoprono i tirocinanti della giustizia, potrebbe essere quello di una effettiva paralisi. Qui non si tratta di ingenerare una guerra tra poveri, come dice anche il segretario generale della Cisl Calabria Tonino Russo, ma si tratta di non mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi e di affrontare il problema – conclude Barletta rivolgendosi al generale -. Chiediamo un confronto serio, pacifico e soprattutto risolutivo».