Sanità, il Cup “non risponde”. Il Codacons: «L’Asp deve chiarire»

L’associazione dei consumatori: «Situazione inaccettabile, a Vibo il servizio non può essere gestito in questo modo, né si può demandare tutto alle farmacie»
L’associazione dei consumatori: «Situazione inaccettabile, a Vibo il servizio non può essere gestito in questo modo, né si può demandare tutto alle farmacie»
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Si sta trasformando in una nuova “piaga” della sanità vibonese, il caso del Centro unico di prenotazione (Cup) al cui numero diversi utenti continuano a chiamare senza ottenere risposta. Ultimo caso registrato, quello di una 83enne cardiopatica. Una situazione sulla quale interviene oggi anche il Codacons, che sottolinea «l’incidenza di tali disservizi sulla salute fisica e psichica tanto del paziente quanto della famiglia dello stesso», essendo evidente che problematiche di natura organizzativa, quand’anche collegabili, seppur in astratto, ad un riassestamento organizzativo post Covid, «non possano e non debbano costituire ostacolo all’esercizio di diritti collegabili alla tutela della salute».

Sanità, il Cup squilla a vuoto e gli utenti rischiano la salute – Video

Per tali motivi, l’associazione dei consumatori chiede pubblicamente – riservandosi di intraprendere vie formali con l’Asp competente e gli uffici regionali – alla medesima Azienda sanitaria di «offrire i doverosi chiarimenti e ad ogni modo assicurare alla paziente, per giunta in una situazione di riferita criticità sia anagrafica che fisica, gli accertamenti cui ha bisogno».

Urgono esami per 83enne cardiopatica: il Cup non risponde

Quanto al servizio di prenotazione, in via generale, «si ritiene quanto mai necessario che l’Asp e/o la Regione predispongano un metodo ed un sistema efficiente, al fine di implementare il metodo di prenotazione telefonica, riducendo al minimo – per ovvie esigenze – quello mediante sportelli, e parimenti assicurino un ben più efficace sistema di prenotazione interno al sistema sanitario, senza dover necessariamente demandare alle farmacie incombenze che, anche alla luce dell’emergenza coronavirus, rischiano di favorire assembramenti e comunque – in un territorio come Vibo Valentia – non costituiscono , forse, la forma più efficace per assicurare un servizio agli utenti».